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Il calcio ribolle. Prandelli si fa in quattro per mettere insieme una nazionale che si possa giocare gli Europei. Tenta, perfino, di riportare alla ragione un grande  calciatore come Balotelli abituato a farsi male per conto proprio.

E arriva la mazzata, attesa, purtroppo non nuova: arresti, indagati, inchieste che coinvolgono giocatori, allenatori, dirigenti delle società sportive, manager, maneggioni, i cosiddetti “zingari” che operano a livello internazionale. Parlano le intercettazioni, ma anche le foto che li ritraggono insieme a noti delinquenti. Si scopre che esiste una rete mondiale, una vera propria holding del calcio scommesse guidata da un uomo di Singapore, Tan Seet Eng. L’Italia è il paese preferito da questa banda di delinquenti. Gli “zingari” che hanno piantato le tende nel nostro Paese,  si chiamano Ilievski e Gecic, ora latitanti, in combutta con una rete tutta italiana, una specie di squadra del crimine in cui militano ex calciatori che, così, arrotondano i guadagni. Un rigore sbagliato, un  pallone, colpito male, un passaggio compiacente che finisce all’avversario già pronto a fulminare il portiere, una autorete per caso e poi ci si cosparge il capo di cenere di fronte al tuo portiere sbigottito. Il gioco è fatto. E’ tutto un campionato che si falsa,sono centinaia di migliaia di tifosi beffati da bande criminali,  chi  compila schedine sperando, non si sa mai, nel colpo di fortuna. Che fortuna non è. Tutto è combinato.

Una immagine devastante dello sport più popolare

Questa  è l’immagine dello sport più popolare, che colpisce tutti, in primo luogo gli stessi calciatori onesti, tanti, tantissimi. “Devastante “, ha detto un noto allenatore. Sì.  E’ così. Gli investigatori che si presentano a Coverciano,perquisiscono la stanza in cui alloggia, Criscito, uno degli indagati, mentre gli altri sono a colazione, non è certamente un buon viatico per gli azzurri. Una matassa di corruzione di cui si è visto l’inizio con l’inchiesta aperta dalla Procura della Repubblica di Cremona, ma non si intravede  la fine. Giovedì al Foto Italico, Ostello della gioventù, inizia il primo maxi processo sportivo con 83 rinviati a giudizio. A metà giugno si aspetta la sentenza mentre prende il via un nuovo procedimento. Una matassa da sdipanare che, duole dirlo,  è il segnale più evidente di un cedimento della democrazia che sta vivendo il nostro paese. La corruzione è un pericolo mortale, non è più un fatto isolato. E’ fatta di tanti episodi, l’uno diverso dall’altro, con un comun denominatore: il rischio che il Paese  si abitui a convivere con la corruzione, che il sentimento di indignazione che dovrebbe  partire dall’alto, da chi sarebbe chiamato a dare l’esempio,  sia sempre più fievole, opaco, che il senso dello Stato sia diventato un vuoto a perdere. La disaffezione degli elettori  nei confronti della politica, il fenomeno dell’astensionismo, il rapporto sempre più debole fra istituzioni e cittadini , vengono da lontano.

Il segno lasciato dagli anni del berlusconismo

Ma questi ultimi venti anni di berlusconismo, non solo nel senso di governo, nel segno del “fai da te”, dell’arte di arrangiarsi, di arraffare quello che puoi, hanno lasciato un segno.  Corruzione e lusso, una miscela esplosiva. Non c’è bisogno di fare nomi, le cronache dei giornali ne sono pieni. Usare il  tuo potere per vivere a sbafo, altro che vacanze con i conguagli, veleggiare con yacht  cui non manca niente, anche dal punto di vista del conforto “umano”, trovarsi proprietari di una casa senza che tu lo sappia, mazzette per questo o quell’appalto, sono l’aratro che traccia il solco che arriva fino al dipendente pubblico che ti stampa la fotocopia a pagamento dicendo che mette i soldi nella cassa del comune  e ti evita così di andarti a cercare un negozio e poi dover fare di nuovo la fila. Il calcio non è solo, è in buona , anzi cattiva compagnia. Il Paese ha  gli anticorpi per combattere questa peste. Ma non c’è da perdere tempo.

 

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