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ROMA – La vicenda narrata si svolge nel 2161. Trecento anni dopo l’unità, l’Italia è ancora un paese senza forma, senza organizzazione ma soprattutto senza memoria. Leggenda vuole che ci sia stata una rivoluzione, non si sa bene quando, non si sa bene come. Una giovane laureata in storia antica si cimenta nell’arduo compito di  far luce su un passato (il nostro futuro prossimo) a dir poco nebuloso.  E’ una lotta contro i mulini a vento.

Questo variegato spettacolo teatrale vive di momenti contrapposti che giungono tuttavia ad una efficace sintesi .I monologhi a sfondo politico e sociologico si alternano infatti  a momenti più svagati e in apparenza leggeri. In verità in ogni attimo lo spettacolo offre  numerosi spunti di riflessione. L’Italia è rappresentata come una nazione magmatica.  Un gigantesco blob che ingloba tutto ed il contrario di tutto continuando a perpetuarsi nell’indefinitezza.  Del resto: “non si può ri-formare ciò che non ha forma”.

Ad uno Stato disorganizzato ha fatto da contraltare una criminalità, quella si,  organizzata e non sorprende che l’uno si sia integrato per necessità logistiche con l’altra. Ma come si è potuto scivolare inesorabilmente in una condizione di anomia pervasiva? L’opera ci illustra una tesi suggestiva. Il linguaggio, che contribuisce a dar forma alle menti ed alla società, è stato progressivamente mortificato attraverso una erosione dei significati. Non si sa più bene cosa vogliano dire le parole.

Il concetto di libertà è stato contaminato con quello di liberalismo. La nostra “democrazia” è in realtà una “democrazia pop”. A sentir parlare di “popolo” viene quasi il disgusto.  Non sorprende quindi che una eventuale rivoluzione, non avendo più i termini con cui esprimersi ed imprimersi nell’immaginario collettivo, sia stata presto dimenticata.

 Il “braccio armato” dell’impoverimento culturale è costituito ovviamente dai mass media. In questo contesto, nella sequenza forse più significativa dello spettacolo, l’ importante giornalista di un telegiornale nazionale si rivela essere  un generale al servizio delle forze governative. Per quel ci riguarda, considerando  la situazione culturale e sociale italiana, andare a teatro a vedere spettacoli come questo rappresenta un atto non violento di “resistenza” auspicando che la “rivoluzione” non resti che l’ultima carta che non sarà necessario giocare.

Uno spettacolo di: Davide Carnevali
Regia: Eleonora Pippo
Attori: Raimondo Brandi, Luca Di Prospero, Marco Lorenzi, Barbara Mazzi, Maddalena Monti

Sito internet: www.teatroquirinetta.it

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