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ROMA – Stamane il Gruppo EveryOne ha ricevuto un appello urgente da parte di alcuni familiari di profughi eritrei che si trovano ancora nelle mani di uno dei più famigerati trafficanti del nord del Sinai “Si tratta di Abu Musa, detto ‘Samih’, il figlio maggiore di una famiglia di spietati mercanti di esseri umani e organi” spiegano Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, co-presidenti della ong per i diritti umani.

“La località in cui si trova il gruppo di rifugiati, 37 persone per la maggior parte di nazionalità eritrea, con 8 giovani donne, è Ferah (Sinai), secondo quanto riferiscono i prigionieri nel corso delle telefonate ai parenti. Abu Musa e i suoi predoni chiedono una somma da 25 a 33 mila dollari per ogni giovane prigioniero, sottoponendoli a ogni genere di violenza e atrocità per persuadere i suoi parenti a pagare. L’abitazione del trafficante, da noi localizzata e descritta  a beneficio delle autorità egiziane e dell’UNHCR è un palazzo in stile orientale, che gli ostaggi definiscono simile a una pagoda buddista con un tetto rosso. Tre moderni edifici sono intorno alla casa padronale e un grande albero si innalza nelle vicinanze”. EveryOne ha promosso un appello urgente affinché le autorità liberino i prigionieri e arrestino il trafficante. “Abbiamo trasmesso alle autorità tutti i dati per raggiungere la base della banda, un numero di telefono a cui contattare i prigionieri e la lista completa dei rifugiati tenuti in catene dal trafficante.

 

Abbiamo messo in guardia le autorità, poiché quattro sentinelle armate presidiano giorno e notte il covo e vi sono quattro nascondigli presso gli edifici, in cui i capi del traffico potrebbero celarsi, sottraendosi alla cattura. Insieme ad Abu Abdellah e Abu Khaled, Abu Musa è uno dei più attivi e spietati signori del traffico di schiavi e organi umani. E’ importante che sia tratto in arresto e portato davanti a un tribunale egiziano o alla Corte Penale Internazionale, dove deve rispondere di gravissimi crimini contro l’umanità”. Secondo la lista fornita da Everyone, alcuni dei prigionieri sono minori. Dopo che la CNN ha pubblicato ieri un secondo servizio dedicato ai prigionieri del Sinai* e dopo che i quotidiani arabi hanno ripreso la notizia, riferendo le nefandezze delle bande di predoni e il calvario dei profughi, oggi le forze dell’ordine e i servizi di sicurezza beduini hanno attaccato un covo di schiavisti nel nord del Sinai. Secondo le prime informazioni, oltre ai trafficanti, anche alcuni ostaggi avrebbero perso la vita nello scontro a fuoco.

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