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ASSISI (dal nostro inviato) –   La cultura è vita quotidiana, anzi, chi è veramente creativo illumina l’uomo della strada:  concetto semplice e vero che echeggia nelle giornate di studio di “Primo piano sull’autore” ad Assisi, quest’anno dedicate a Lino Banfi: “Avanspettacolo, cinema, televisione: i diversi volti di un uomo normale”,  sintesi dell’indagine intorno a un giovane settantacinquenne, con cinquant’anni di carriera alle spalle, che ha messo il buonumore a più di una generazione ed è arrivato al centesimo film.

Dopo la proiezione di un lungometraggio di Lino Banfi, nella bella sala della Conciliazione del Palazzo comunale della cittadina umbra,  l’organizzatore Franco Mariotti, che ha portato la manifestazione al trentesimo compleanno, e Steve Della Casa, salutati dalle autorità che sostengono con lungimiranza l’evento, danno inizio ai lavori. Si parte per un viaggio affascinante nella vita di un uomo, di un attore, di un personaggio che ha saputo attraversare l’esistenza divertendosi e divertendo gli altri. Se pensiamo che Gandhi disse “mi ha salvato il mio senso dell’humour”, ne comprendiamo il senso.

Colpisce il peso dei nomi  venuti a rendere omaggio: Lino Banfi ha fatto breccia tra gli intellettuali e non a caso è stato insignito di due lauree honoris causa in Scienza della comunicazione. Un percorso che richiama alla memoria  i film di “Don Camillo e Peppone”, un tempo considerati di serie B, oggi parte della storia del cinema. Il regista Giuliano Montaldo propone a Banfi di meditare su una pellicola intorno a Scilipoti. Il critico Ernesto Guido Laura ricorda la definizione di Tullio Kezich: “Grande comico aggressivo, capace al tempo stesso di infinite sfumature”. C’è anche chi come Sauro Borelli, storico critico cinematografico dell’Unità, mette in guardia dall’ apologia e riconduce a  sincera moderazione i presenti. Valerio Caprara, stimato e temutissimo critico, sintetizza il personaggio e suscita una valanga di battimani: “Con la sua incazzatura Lino Banfi è stato precursore degli indignati”.

Milena Vukotic,  bella come una statuina di porcellana a dispetto dell’età, ricorda con dolcezza i trascorsi lavorativi con Lino Banfi. Si avvicendano amici, giornalisti, addetti stampa, che fanno rivivere il vero Banfi nel privato. Poi il comico prende la parola e improvvisamente l’attenzione si alza:  ricorda i primi passi nell’avanspettacolo, narra le vicissitudini di una vita squattrinata, racconta gags e improvvisazioni dettate da necessità, comunica che la carica umana è la base di ogni successo.

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