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Migliaia di persone hanno manifestato tutta la settimana nelle strade di Bucarest, come nel resto del paese,  contro le misure di austerità adottate da un sistema politico inadeguato e accusato di corruzione.

Per la prima volta in Romania una varietà di partecipanti così ampia (pensionati, studenti, disoccupati, intellettuali, cantanti, tifosi di calcio…) si riunisce per dimostrare il proprio sdegno e il proprio dissenso, contro il governo e contro il Presidente Traian Băsescu. L’adeguamento di salari e pensioni, la privatizzazione della sanità, la pressione fiscale sono il comune denominatore della protesta degli indignados rumeni.

Dopo le recenti declassazioni da parte delle agenzie di rating mondiali, subite da 9 paesi appartenenti all’Euro, i tentavi della politica europea, per salvare se stessa, cercando di reperire fondi puntando su regimi di austerità non solo, sono risultati vani, ma hanno esasperato i cittadini di tutta Europa.

La Romania è messa in ginocchio dalla crisi. Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha elargito fondi per circa 20 miliardi di euro, che dovrebbero essere ripagati attraverso un rigoroso piano di austerity. In un Paese in cui il salario medio è di 350 euro al mese e un pensionato con 37 anni di lavoro alle spalle ne percepisce circa 160 mensili, è impossibile parlare di ristrettezze. La rivolta, che non ha una precisa connotazione politica, trasversale a tutti i tessuti sociali, vede purtroppo un pesante bilancio dei danni: negozi danneggiati, auto bruciate, persone ferite.

La miccia che ha fatto esplodere l’indignazione rumena, sono state le dimissioni di Raed Arafat (palestinese, in Romania dall’età di 16 anni) Sottosegretario alla Salute, in carica dal 2007, che non solo è colui che ha creato l’attuale servizio di primo soccorso rumeno – che affianca nelle situazioni più gravi il lavoro di trasporto dei malati svolto dalle ambulanze del sistema sanitario nazionale (ramo dei Vigili del Fuoco) – ma è anche il primo oppositore della riforma sanitaria e dell’introduzione dei piani assicurativi privati. Il timore di Arafat, insieme a quello dei manifestanti, è che la riforma sia l’avvio di un programmatico disimpegno da parte dello stato, sulla sanità pubblica, per arrivare ad una totale privatizzazione di tutto il sistema, aprendo un nuovo business ad esclusivo beneficio di imprenditori e politici.

Băsescu, in carica dal 2004, che nel 2007 subì una sospensione ed un tentativo di impeachment da parte del parlamento, sventato dal popolo rumeno stesso che con un referendum votò contro la destituzione del premier, non gode in questi giorni della stessa fiducia dei suoi cittadini che lo salvarono allora. Molto probabilmente impressionato dal disaccordo pressoché unanime manifestato dalla popolazione, non solo ha chiesto al medico palestinese di ritirare le sue dimissioni, ma anche bloccato la proposta di legge della riforma chiedendo al Primo Ministro Emil Boc, di ritirare e rivedere i dettami della stessa.

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