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ROMA – L’ex presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, è morto nella notte a Roma.  Nato a Novara il 9 settembre 1918, Scalfaro è stato presidente della Repubblica dal 1992 al 1999. L’ultimo saluto al presidente emerito potrà essere reso  nella chiesa di Sant’Egidio, nella piazza omonima, nella stessa giornata di domani 30 gennaio dalle ore 10.30 alle ore 13.30.

Oscar Luigi Scalfaro, nato a Novara il 9 settembre 1918, deputato all’Assemblea Costituente del 1946, eletto nelle liste della Democrazia Cristiana. Resterà in Parlamento per undici legislature dal 1948 al 1992. Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri dal 1954 al 1955 (Governo Scelba) lavora per il rientro di Trieste all’Italia, per l’accoglienza dei profughi giuliano-dalmati e per l’attuazione degli accordi De Gasperi-Gruber riguardanti l’Alto Adige. Sottosegretario di Stato al Ministero della Giustizia dal 1955 al 1958 (1° Governo Segni -Governo Zoli) promuove e porta all’approvazione la legge che consente alle donne l’accesso alla carriera di magistrato. Sottosegretario all’Interno dal 1959 al 1962 (2° Governo Segni -Governo Tambroni – 3° Governo Fanfani) promuove e porta all’approvazione la legge che istituisce la Polizia femminile. Vice Segretario Politico della Democrazia Cristiana nel 1965 e nel 1966. Ministro dei Trasporti e dell’Aviazione Civile dal 1966 al 1968 (3° Governo Moro – 2° Governo Leone) e successivamente nel 1972 (1° Governo Andreotti) affronta per la prima volta nella storia delle Ferrovie il tema dell’Alta Velocità avviando la costruzione della «direttissima» Roma-Firenze, sopprime alcuni enti inutili dipendenti dal Ministero e attua il riordino della Motorizzazione Civile abolendo riscossioni non dovute. In questa veste conclude con i sindacati delle Ferrovie anche il primo accordo riguardante l’esercizio del diritto di sciopero. Ministro della Pubblica Istruzione nel 1972 (2° Governo Andreotti). Vice Presidente della Camera dei Deputati dal 1975 al 1983, durante la presidenza di Pietro Ingrao e Nilde Jotti. Ministro dell’Interno dal 1983 al 1987 (1° Governo Craxi – 6° Governo Fanfani) promuove e stipula i primi accordi internazionali con i Paesi della Comunità europea, con Israele e con i governi africani dell’area mediterranea per la lotta al terrorismo e alla criminalità organizzata, affermando che in questo campo «nessuno vince da solo e nessuno perde da solo».

Nell’aprile del 1987, dopo le dimissioni del Governo presieduto da Bettino Craxi, il Presidente della Repubblica Cossiga gli conferisce l’incarico di formare il nuovo Governo ma, constatata l’impossibilità di comporre un Gabinetto di coalizione, rinunzia all’incarico dichiarandosi indisponibile a formare un governo monocolore democratico-cristiano. È eletto Presidente della Camera dei Deputati il 24 aprile 1992 e Presidente della Repubblica il 25 maggio dello stesso anno. Sin dall’inizio del suo mandato Scalfaro è chiamato ad affrontare la più grave crisi della storia repubblicana con preoccupanti manifestazioni sul piano politico ed economico. Esplode il fenomeno di «Tangentopoli» che provoca un serio affievolimento della rappresentatività della politica e nel contempo si verifica anche una inquietante perdita della capacità di acquisto della moneta, con evidenti ripercussioni di carattere generale. Si sforza in ogni circostanza di rincuorare il Paese e di rassicurare gli osservatori internazionali sulla saldezza delle istituzioni italiane. È anche frutto di questa azione se la lira, nonostante le previsioni negative di molti, giunge all’approdo nell’Euro. Durante questo periodo, Scalfaro difende costantemente i valori fondanti della Repubblica contenuti nella prima parte della Carta Costituzionale, auspicando che ogni possibile modifica della seconda parte della Costituzione avvenga a larga maggioranza con il concorso delle forze politiche sia di governo che di opposizione. Lo stesso principio che deve valere, a suo avviso, per la legge elettorale.

Anche sul piano internazionale è intensa la sua attività. Numerose sono le visite di Stato da lui compiute sia in Paesi ove mai in precedenza erano state effettuate sia in quelli ove è consistente la presenza italiana in termini di comunità e di relazioni economiche. Un altro tema sul quale si è incentrata costantemente l’azione di stimolo di Scalfaro durante il suo settennato, è stato quello dell’emergenza-lavoro con particolare riguardo all’occupazione giovanile e al Mezzogiorno. Per favorire il giuramento e l’insediamento del suo successore, Scalfaro, in anticipo sulla scadenza del mandato, si dimette il 15 maggio 1999. Durante la primavera del 2006 è stato Presidente del comitato «Salviamo la Costituzione» che si opponeva fermamente all’ipotesi di referendum per la riforma del testo costituzionale voluta dal governo di centro-destra.

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