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ROMA – Non ci sono più dubbi anche se si parla poco del processo ancora in corso. Stefano Cucchi, il giovane romano di Torpignattara arrestato il 15 ottobre 2009 per droga e morto una settimana dopo all’ospedale  Sandro Pertini è morto per le botte ricevute. Altro che debilitazione come tanti hanno fatto credere.  E’ questo quanto il 27 gennaio scorso è emerso.

“Dicono i Pm che Stefano fosse magro – hadetto la sorella Ilaria -.  Troppo magro. Che fosse fragile perchè malato. Allora il 27 gennaio scorso in udienza sono state mostrate le foto di oltre quaranta lesioni da trauma. Alcune ignorate dai consulenti anche se da loro stessi fotografate… oltre la metà sono lesioni da difesa. Da chi doveva difendersi? Dai pavimenti? Dai muri? O dagli scalini?”. Sono queste le domande che assillano Ilaria Cucchi, sorella del giovane. “Quaranta lesioni da trauma. Quaranta – aggiunge – Quanta violenza feroce su quella persona fragile ed indifesa. Con la schiena rotta in più punti. Ed i Pm continuano a parlare di lesioni lievi. Sono lievi perchè chi gliele ha inferte portava la divisa, mentre Stefano era solo un tossico zombie. Se non avessero avuto la divisa – conclude Ilaria Cucchi- parleremmo ora di omicidio”.
Insomma la verità sta venendo a galla durante questo lungo processo in cui sono accusate  guardie carcerarie e sanitari del Pertini.

Nessuna perplessità per i consulenti di parte civile su quanto accaduto a Stefano Cucchi dal giorno del suo fermo. Tutto iniziò con un trauma lombo-sacrale; poi un precipitare delle condizioni che, in assenza di un adeguato piano diagnostico-terapeutico, portarono a un edema polmonare e al decesso. Questo hanno sostenuto i professori Vittorio Fineschi, Giuseppe Guglielmi, Cristoforo Pomara, Luigi Vendemmiale e Gaetano Serviddio, al processo che per la vicenda di Cucchi vede accusate, a vario titolo e a seconda della posizioni, dodici persone (sei medici, tre infermieri e nonchè tre agenti penitenziari). “La causa della morte – ha detto Fineschi – fu un edema polmonare in un soggetto con plurime fratture, alcune delle quali passate misconosciute dall’autopsia ed emerse dopo la riesumazione da noi richiesta”. Proprio sulla frattura lombare e sulla sua collocazione temporale si è incentrata gran parte della relazione dei consulenti. “In corrispondenza della frattura lombare, all’interno – ha detto Pomara – c’era sangue: questo significa che era una frattura ‘recentè». Tesi, questa, non compatibile con quella dei consulenti dei pm, per i quali quella frattura non sarebbe recente rispetto al momento della morte di Cucchi. «Sul corpo, poi – ha aggiunto Pomara – c’erano escoriazioni agli arti superiori, indici, secondo la letteratura medico-legale, di colluttazione e ripetitività traumatica; quelle sulle mani, anche indice di difesa”. Tutti i traumi, secondo il professor Fineschi  non sono compatibili con una caduta, ma hanno una genesi traumatica di tipo contundente, violenta. Non è possibile che un soggetto così giovane possa aver avuto quello che abbiamo visto dopo una caduta”.

Quanto basta al legale della famiglia Cucchi per chiedere il cambio del capo d’imputazione per gli agenti della penitenziaria. “Stentiamo a credere che siano sotto processo per lesioni dolose lievi – ha detto  l’avvocato Fabio Anselmo –  per noi devono rispondere di omicidio preterintenzionale”.

Intanto vi riproponiamo le immagini terribili dopo la morte che la stessa famiglia volle divulgare come prova inequivocabile del pestaggio


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