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ROMA – Ciascuno ricorda i mesi trascorsi, da quando divenne evidente la crisi progressiva del potere berlusconiano, a sentenziare nei salotti televisivi che non sarebbe stata credibile alcuna alternativa reale almeno fino a quando il PD non avesse sciolto il dilemma: con SEL (e IDV), o con i centristi?

A questo stucchevole “gioco di società” si sono dedicati a lungo quasi tutti i commentatori di grido, inscenando un gioco delle parti di forte impatto mediatico, ma totalmente estraneo alla vita e ai travagli reali della società italiana. A proposito di casta…; anche perché, in quella rappresentazione, tutt’al più c’era da rispondere in maniera brillante al collega seduto nell’altra metà dello stesso studio televisivo, mica agli italiani e ai loro problemi.

Le differenze reali di pensiero politico rimanevano sotto traccia fra il greve Sallusti, l’icastico Travaglio, il pensoso Mieli, il frizzante Mentana…; la dialettica che appariva era di sfumature, di toni, di eleganza delle perifrasi. Nei fatti c’era una convergenza sostanziale nel rappresentare inconsistente e privo di identità il PD, inadeguato il suo Segretario, in quanto incapace, od impossibilitato dalle tensioni interne, a sciogliere il nodo gordiano: con Vendola o con Casini?

Quasi incredibile che, per mesi, questo stucchevole esercizio di puro politicismo abbia pressoché monopolizzato il dibattito politico italiano, ostacolando oggettivamente, nel gruppo dirigente e fra i cittadini politicamente impegnati,  l’esercizio –già di per sé complesso- di una progressiva definizione programmatica, attorno a cui coagulare e rinsaldare l’alternativa di governo.
Troppo a lungo si è rivolto il sospetto di doppiezza ed inefficacia al  ragionamento, in realtà più autentico e lineare, di chi (Bersani) proponeva un percorso così scandito: un quadro di valori che tracci il confine di una rinnovata sinistra di governo, elaborazione condivisa di un programma per governare, scelta partecipata del candidato premier, proposta di alleanza avanzata alle forze limpidamente costituzionali ed europeiste dell’area centrista, disponibili ad un impegno di alternativa al governo della destra. Troppo a lungo, cioè, si è intorbidito il contesto di un ordinario e proficuo confronto politico; da parte di alcuni per un obiettivo di conservazione dell’esistente svalorizzando ogni ipotesi di alternativa, da parte di altri per una invincibile propensione allo scetticismo e al solipsismo intellettuale.
E’ interessante tracciare un bilancio definitivo di una fase che, forse e nonostante tutto, ci sta alle spalle, proprio oggi, dopo le recenti e ripetute, seppur contorte, prese di posizione dell’UDC, che ne ribadiscono la distanza politica da questa destra, e, soprattutto, dopo le risultanze dell’incontro fra Bersani e Vendola.

Chissà che ne pensano quei sussiegosi commentatori? Più probabilmente faranno finta di nulla, e sentenzieranno su altro, si auspica di più reale. Anche se, per taluni, il fascino che emana dalle ipotesi dell’irrealtà appare irresistibile. Infatti come si può diversamente definire la previsione, da qualche parte accreditata come già pattuita fra le principali forze politiche, dell’insediamento di una maggioranza di “unità nazionale”, dopo le elezioni politiche? Dico “ipotesi dell’irrealtà” non tanto per manifestare una soggettiva opzione politica, in quanto tale del tutto irrilevante, ma perché dovrebbe risultare evidente la radicale incompatibilità di tale ipotesi con il percorso avviatosi con maggiore nettezza in questi giorni nella sinistra italiana. Incompatibilità radicale e strategica, se non ipotizzando che sia in atto un colossale doppio gioco.
Una normale dose di ragionevolezza induce ad escludere che i prossimi mesi siano segnati da un altro dibattito fondato su processi alle intenzioni, alimentato dal protagonismo mediatico di taluni e funzionale solo alle convenienze di chi risulterebbe perdente in un confronto trasparente e serrato.
Ma, come sappiamo, non sempre la ragionevolezza orienta il confronto politico.

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