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ROMA – Il Gruppo EveryOne, organizzazione internazionale per i diritti umani, ha inviato oggi un appello urgente alle istituzioni internazionali ed europee affinché prendano un’immediata posizione sul massacro in Iraq, in corso da oltre sei settimane, di giovani gay, transgender ed “emo” (con stile di vita che deriva dal punk/dark e si basa su una visione della vita come malinconia esistenziale) per opera delle milizie sciite e delle “Anger Brigades”.

“Secondo le testimonianze anche documentali dei locali attivisti per i diritti umani,” spiegano Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, co-presidenti di EveryOne, “da inizio anno oltre 120 ragazzi sono stati trucidati per le strade perché considerati omosessuali o comunque appartenenti allo stile di vita ‘emo’, in base anche alle proprie movenze, alla propria pettinatura e al vestiario all’occidentale. Per molti iracheni, infatti, ‘emo’ è anche sinonimo di gay. Ieri alcune fonti ospedaliere anonime hanno confermato la barbara uccisione nel versante orientale di Baghdad di ben 14 ragazzi solo nell’ultima settimana. Qualche giorno fa, nel quartiere sciita di Sadr City,” continuano gli attivisti, “sono stati diffusi per le strade le generalità e gli indirizzi di casa di 33 ragazzi; la lista riportava il disegno di due pistole e alcuni versetti del corano, seguita dalla minaccia di ‘abbandonare ogni comportamento immorale entro e non oltre quattro giorni, pena la vendetta dei miliziani attraverso la messa a morte’”.

EveryOne ha chiesto l’immediato intervento presso il Governo iracheno di Navi Pillay, Alto Commissario ONU per i Diritti Umani, e di Catherine Ashton, Alto Rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza e vice-presidente della Commissione europea. “E’ necessario fermare questo massacro” scrivono Malini, Pegoraro e Picciau, “con una forte condanna unanime da parte delle nazioni democratiche e degli organi di controllo a livello internazionale. E’ un dovere civile cui le istituzioni internazionali ed europee non possono sottrarsi, per non essere complici, con la loro indifferenza, della barbara violazione dei diritti fondamentali di migliaia di giovani innocenti”. L’appello è stato rivolto anche a Gerardo Carante, Ambasciatore d’Italia a Baghdad, e al ministro degli esteri italiano Giulio Terzi, affinché intercedano con il Governo iracheno per fermare l’escalation di persecuzione e morte. “Ricordiamo” spiegano ancora da EveryOne, “che da inizio anno il ministro degli interni iracheno ha definito ‘adoratori del diavolo’ i giovani ‘emo’, dopo l’approvazione di una legge che rende illegale tale stile di vita. Per altro, alcuni giovani gay iracheni hanno confermato che le stesse forze di polizia governative perseguitano e minacciano omosessuali, transgender ed ‘emo’, e che in più occasioni hanno comminato torture e vessazioni che in alcuni casi hanno portato alla morte. Pertanto” concludono gli attivisti del Gruppo, “è necessaria e impellente una ferma presa di posizione sull’operato del Governo iracheno, che non lasci ulteriore margine alla cultura della violenza, del terrore, della persecuzione verso minoranze sessuali e stili di vita alternativi”. Il Gruppo EveryOne ha infine inviato una nota agli uffici dell’Alto Commissario per i Rifugiati delle Nazioni Unite, affinché tutte le richieste di protezione internazionale provenienti da giovani iracheni vengano esaminate e seriamente prese in considerazione, stante il clima sociale di privazione dei diritti fondamentali dell’individuo e di atroce persecuzione in relazione alla propria condizione personale.

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