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In molte città italiane, decine di migliaia di lavoratori hanno manifestato spontaneamente contro il disegno di legge del governo Monti che abroga il reintegro sul posto di lavoro del dipendente ingiustamente estromesso dall’azienda. Il licenziamento per motivi economici diventerebbe così molto più facile ed anche conveniente da un punto di vista economico per le aziende. Si deve infatti pensare che, una volta approvata questo genere di “riforma”, le imprese sarebbero in grado di licenziare i dipendenti cinquantenni, assai costosi a causa dei contratti di cui sono titolari, per sostituirli con giovani precari senza alcuna tutela. È molto probabile che sia proprio questo lato nascosto della “riforma” ad essere perseguito da Elsa Fornero e da Mario Monti, in pieno accoglimento delle richieste confindustriali. Secondo un avvocato giuslavorista, Alberto Piccinini, intervistato oggi da “Il Fatto”, «le imprese liquideranno con 20-30 mila euro i cinquantenni e li sostituiranno con giovani che costano la metà e avremo una generazione di disperati con famiglie a carico per le strade».

Nel 2004, la Cgil di Cofferati fece sfilare a Roma tre milioni di militanti proprio contro l’ipotesi di abolizione dell’articolo 18, che infatti non venne abrogato dal governo Berlusconi. Ora è necessaria una mobilitazione identica, se possibile anche maggiore. Perché gli scopi dell’attuale governo sono gli stessi di quello Berlusconi: sminuire la forza del sindacato, cioè la capacità dei lavoratori di difendere i propri diritti e la propria condizione sociale contro la volontà confindustriale e governativa di porre le fondamenta per un diverso assetto negoziale, che incida nella carne viva dei salari e del mercato del lavoro per proteggere ed aumentare il livello dei profitti.

Tutto questo nasconde la maschera delle “nuove esigenze” imposte dalla “globalizzazione”, come “Il Corriere della sera” ripete ossessivamente ogni giorno, nella sua strenua quanto poco onorevole battaglia a fianco di Mario Monti. Oggi, in un articolo di Antonio Marro, che cerca di spiegare gli infruttuosi tentativi fatti fino ad ora per abrogare l’articolo 18, il giornalista rispolvera un rapporto del Cnel di alcuni anni fa che ripeteva la bugia secondo cui, così come regolato nel nostro Paese, l’articolo 18 non è previsto in nessun paese europeo. In Germania, il licenziamento economico illegittimo viene sanzionato dal reintegro sul posto di lavoro o, in alternativa, dall’indennizzo, deciso dal giudice sentite le parti interessate (e il sindacato). La norma si estende a tutte le aziende con oltre dieci dipendenti, quindi a circa il 75% dei lavoratori (in Italia siamo al 50%). In fondo, ha ragione il “Corriere della sera”: non esiste in nessun altro paese europeo una norma come quella italiana. C’è molto di meglio per i lavoratori.

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