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VERONA – La crescita in Italia stenta da quindici anni e i tassi di sviluppo si attestano oggi intorno all’1%. Il Governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, insiste su un messaggio che si ripete in tutte le sue uscite pubbliche: è la crescita la priorità delle priorità. In Italia, è la premessa, “la crescita stenta da quindici anni”. La ricetta per invertire la rotta si fonda soprattutto sulla necessità di eliminare burocrazia. “A beneficio della crescita di tutta l’economia andrebbe un assetto normativo ispirato, pragmaticamente, all’efficienza del sistema”, sostiene il numero uno di Via Nazionale, evidenziando che “nonostante i passi in avanti, l’Italia si segnala ancora in tutte le classifiche internazionali per l’onerosità degli adempimenti burocratici, specie quelli addossati alle imprese”.

Per dare impulso alla crescita ci vogliono inoltre riforme più coraggiose. “Possiamo guardare con ragionevole fiducia alla possibilità di un’azione di riforma”, premette il numero uno di Via Nazionale, evidenziando che “l’Italia dispone di grandi risorse, ha molte aziende, una grande capacità imprenditoriale, la sua gente è laboriosa e parsimoniosa”. Ora, però, si tratta di “liberare lo spirito degli imprenditori e degli individui da molti vincoli”.Inoltre, con la pressione fiscale che resta troppo elevata, “superando di tre punti quella media dell’area Euro”, l’unica strada percorribile per ridurre il disavanzo è quella del contenimento della spesa pubblica corrente. Contenimento che “dovrà proseguire anche oltre il 2012. Draghi fotografa poi mercato del lavoro per i giovani ai quali viene chiesto il minimo della mobilità e il massimo della precarietà. Dal palco del Forex di Verona, evidenzia che “è uno spreco di risorse che avvilisce i giovani e intacca gravemente l’efficienza del sistema produttivo”. I salari di ingresso dei giovani nel mercato del lavoro, denuncia quindi il numero uno di Via Nazionale, “in termini reali, sono fermi da oltre un decennio su livelli al di sotto di quelli degli anni Ottanta”. La recessione “ha reso più difficile la situazione” e il tasso di disoccupazione giovani “sfiora il 30%”, ricorda inoltre il Governatore.

Preoccupa la crisi in Libia che, con le conseguenti tensioni sulle quotazioni del petrolio, comporta rischi per la crescita. Anche se “l’impatto immediato di eventuali difficoltà di approvvigionamento di fonti energetiche dall’Africa settentrionale può essere contenuto dall’ampia capacità inutilizzata negli altri paesi produttori”, Draghi avverte: “Le drammatiche vicende a cui stiamo assistendo possono indebolire gli investimenti nell’industria petrolifera in quell’area, far rincarare l’energia, con ripercussioni sulla crescita mondiale”. Infine il messaggio alla Bce, che deve agire tempestivamente sui tassi di interesse per prevenire l’inflazione. Evidenziando che “le aspettative di inflazione nel medio periodo rimangono ancorate” e affermando che “l’emergere di tensioni inflazionistiche richiede però di valutare attentamente i tempi e le modalità di una normalizzazione delle condizioni monetarie, dei tassi di interesse”.

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