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ROMA – L’avevano giurato i taxisti che sarebbero scesi in piazza ad oltranza  per protestare contro le liberalizzazioni del governo Monti.

E così stanno facendo. Oggi si sono radunati al Circo Massimo nella capitale, dove era prevista l’assemblea in vista dell’incontro che si terrà nel pomeriggio a Palazzo Chigi, tra sindacati di categoria e governo. Alcuni di loro giungono da ogni parte dell’Italia ed hanno trascorso la notte nella loro vettura bianca e si dicono pronti a tutto se l’esecutivo non farà dietro front su questa riforma. Riforma, che  secondo i taxisti,  darebbe la possibilità di acquistare più licenze ad un unico soggetto,  stravolgendo una leale competizione di mercato. Insomma il timore è che tutto  vada a vantaggio dei grandi potentati economici, delle lobby. Non sono mancati gli slogan pesanti contro Monti attraverso striscioni  eloquenti:  “Il nostro futuro non si tocca”, “Monti metti giù le mani dai tassisti”. Non sono mancati lanci di petardi seguiti da cori  contro la liberalizzazione del settore.

Nel frattempo i tassisti stanno lavorando a un documento da sottoporre alla categoria al Circo Massimo e poi, dopo l’approvazione, al governo nel quale dimostreranno che le liberalizzazioni nel settore delle auto bianche non portano benefici nè per gli utenti, nè per i tassisti. Il tutto suffragato da comparazioni tra città in cui le liberalizzazioni sono già una realtà e città che hanno scelto di non applicarle. I tassisti infatti continuano a ribadire che liberalizzare il servizio significa un impoverimento per la categoria e l’applicazione di tariffe più alte. I sindacati chiederanno inoltre che le competenze restino ai Comuni per quanto riguarda la gestione del numero delle licenze, delle tariffe e dei turni. Non solo, nel documento si parlerà anche della contrarietà alle licenze plurime.

Secondo uno studio della Cgia di Mestre, che ha preso in esame 4 voci di spesa che incidono sull’attività di un taxista, i costi di gestione dei taxi italiani sono i più elevati tra i grandi Paesi dell’Unione Europea: il gasolio per autotrazione costa quasi il 16% in più, il peso della pressione tributaria (ovvero, le imposte, le tasse ed i tributi sul Pil) è superiore di 3 punti percentuali; l’assicurazione dell’autovettura costa addirittura il 58% in più; mentre l’aumento medio del listino prezzi delle autovetture registrato nell’ultimo anno è stato superiore del 2,7%. I confronti sono impietosi soprattutto quando la comparazione avviene con la Germania: i taxisti di casa nostra pagano 0,246 euro in più un litro di gasolio; 6,4 punti percentuali in più di tasse; 185 euro in più all’anno per assicurare l’automezzo. «Riteniamo che tutti i processi di liberalizzazione – dichiara Giuseppe Bortolussi segretario della Cgia di Mestre – dovrebbero avere come obbiettivo quello di ridurre i costi a carico dei consumatori e migliorare le condizioni generali di mercato. In queste ultime settimane, invece, ci è parso di capire che la deregolamentazione cui il Governo darà luogo nei prossimi giorni, verrà usata come strumento per ‘colpirè alcune categorie di operatori economici che non godono di un particolare consenso presso l’opinione pubblica. Possibile che i problemi dell’economia italiana siano i taxisti, i chioschi lungo le spiagge, gli edicolanti e i farmacisti? È vero che da qualche parte bisogna pur cominciare, ma perchè iniziare dalla coda se si sa che, invece, bisognerebbe intervenire sulle assicurazioni, sulle banche e sul settore energetico?».

Nel frattempo i disagi per la mancanza delle auto bianche nella capitale di sono fatte sentire. Trovare un taxi è diventata un’impresa praticamente impossibile. “Non vi posso portare, siamo in agitazione” è stata la risposta più frequente. Oppure “Se vi porto rischio le botte perchè vado contro i miei colleghi”.
Insomma la protesta si è fatta sentire per lo più con i turisti, molti dei quali hanno fatto i salti mortali pur di raggiungere l’aeroporto di Fiumicino o la Stazione Termini.
Si attende a breve l’esito dell’incontro tra le parti in causa.

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