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ROMA – La seconda giornata del Festival di Roma ospita stasera la curiosa storia sociale d’Italia dal 1945 agli albori degli anni ’80 raccontata attraverso il suo speciale rapporto con il cinema ne Il gioco degli specchi scritto da Carlo di Carlo e Flavio De Bernardinis e diretto dallo stesso di Carlo.

Familiare narratore di storie di cinema, con film, documentari e studi critici (con un importante attenzione su Antonioni), di Carlo propone un viaggio nella lunga storia della prima repubblica – una storia non conclusa, dalle implicazioni oggi più che mai presenti – riletta alla moviola e al montaggio di immagini dello straordinario Archivio Luce, con un intreccio serrato di svolte cruciali, volti e luoghi-simbolo, con effetti sorprendenti sul loro senso: è il caso di due dei nomi più ricorrenti, Pier Paolo Pasolini e Aldo Moro, di cui i rapidi tagli dei cinegiornali – talvolta superficiali e derisori – descrivono con paradossale precisione la drammatica parabola. O come la maschera di Totò, immortalato all’uscita dalla cabina elettorale, meno teatrale e più discreto di alcuni uomini di potere. Le premiazioni del mondo del cinema, solenni e rituali, si alternano a interviste e dibattiti su importanti questioni sociali, che strappano il sorriso.
La censura e il permissivismo, la chiusura dei cinema, la pervasività televisiva, il ruolo della donna, la crisi economica, una democrazia sempre troppo giovane e una classe politica antica, addirittura l’arrivo della Cina sulla scena internazionale, sono questioni aperte, che per un curioso rovesciamento di prospettiva, si scoprono vive e attuali da più di cinquant’anni.
Nell’abisso dello specchio, resta la verità di altre immagini: la Magnani a una prima cinematografica; Sordi che doppia se stesso (e Valpreda che interpreta se stesso); la timidezza dei giovani protagonisti del Posto di Olmi; una lunga, cruda sequenza di scontri nel ’68 alla Sapienza di Roma; la neve finta sulla Milano realista di Visconti; una frase di Germi su un suo film, buona per descrivere qualcosa di più: “è strano, abbiamo riso tanto e siamo spaventati”.

Una cavalcata nella nostra storia recente e viva, nei suoi riflessi commoventi, drammatici e farseschi, alla luce dell’immaginario del cinema: uno strumento di finzione, ma non di rado implacabilmente veritiero.
In occasione del passaggio al Festival di Roma, il film avrà una speciale uscita home video nella capitale, per arrivare poi a Dicembre in tutta Italia, distribuito da Istituto Luce-Cinecittà.

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