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“Sarà una bella festa”, ripete  Bersani alle domande dei giornalisti.  Una festa della democrazia e della partecipazione.  I giornalisti vogliono sapere quanti saranno a votare per le primarie della coalizione del centrosinistra. Due, tre, quattro milioni? Il segretario del Pd non usa la sfera di cristallo, si limita a rispondere che  domenica quando si apriranno i seggi saranno già  in novecentomila  ad essersi registrati, il segno che c’è grande attenzione, grande attesa.

Ma ai giornalisti, sappiamo bene che generalizzare è sempre pericoloso, interessa non la partecipazione, un segnale di recupero di credibilità, di fiducia   da parte dei cittadini, cosa che fa bene alla buona politica. No, interessa fare astrusi calcoli.  Se l’asticella dei votanti  segnerà due milioni o poco più vince Bersani, se li supera ci sarà un testa a testa, se si va oltre tre milioni, Renzi ha molte possibilità. A quattro milioni vince di sicuro.  La sensazione che si vuol dare è che il voto a Bersani viene dalle burocrazie di partito.  Dicono alcuni giornalisti: “Bersani è il segretario, quindi lui ha il potere, per questo vince. Ma se vota la ‘società civile’, che non si capisce cosa sia, Renzi ha molte possibilità”. Traducendo, “società civile“ significa coloro che non voteranno mai per il Pd, i partiti della coalizione del centrosinistra. Insomma, per usare il gergo renziano, tentano di “rottamare” il centrosinistra, inquinando il voto. Di conseguenza  l’informazione, dalla carta stampata alle tv e alle radio,  accende gli ultimi fuochi. Renzi circola da una trasmissione all’altra, lo vedi su una rete, leggi una sua intervista on line, poi su carta,  ma già si guarda al dopo. Anche questo è un modo per esprimere “simpatia” per  l’avversario di Bersani. E  il sindaco di Firenze  offre su un piatto d’argento quale  nuovo materiale di propaganda dichiarando che se vince lui manda a casa tutto il gruppo dirigente. Ma se perde  nessuno ci tocchi, ci asfalti. Insomma fa capire che  i burocrati del Pd sarebbero pronti a fargliela pagar cara.  Ci fosse qualcuno,nelle numerose interviste, che gli fa presente una semplice verità: che si tratta di elezioni per scegliere il candidato del centrosinistra che non hanno niente a che vedere con il Congresso del Pd, unica  sede in cui si discutono gli assetti del partito. No, si insiste con Bersani, gli si  domanda ma se Renzi perde  gliela  fate  pagare, lo emarginate. ll segretario del Pd ha tanta pazienza, non si stanca di rispondere: “Continuerà a fare il sindaco, lo dice lui stesso e io ci credo”. Non basta. Dentro il Partito come vi organizzerete visto che  avrete a che fare con una minoranza agguerrita? Il segretario richiama ancora il Congresso. Siamo un partito pluralista, ci sono aree diverse, sensibilità diverse, ci sono maggioranze e minoranze, c’è spazio per tutti all’interno delle scelte politiche che il congresso farà. Ribatte la casta dell’informazione, ma il congresso sarà dopo le elezioni, nel frattempo cosa succederà? Non  sappiamo che dire. Siamo basiti. Si tratta di un giornalismo fatto da sprovveduti o da gente  cui i fatti, ciò che accade non interessano. Devono solo trovare  le parole per il titolo forte, quello che loro pensano affascini le folle. Per poi il giorno dopo scrivere che la politica è sempre più lontana dalla gente.  Per  il giornalismo al tempo di Renzi pensare che sia un congresso  a  definire politiche e gruppi dirigenti di un partito, eletti con primarie a partire dal segretario, è fuori dalla loro capacità di intendere e di volere.

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