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ROMA – Ancora colpi di scena in queste giornate che precedono il voto alle politiche atteso per il prossimo 24 e 25 febbraio. In casa Pdl si discute ancora delle liste, che dovranno essere presentate domani entro le ore 20.

Il nodo da sciogliere verte su due aspetti: da una parte la volontà di candidare personaggi inquisiti, ma pur sempre portatori di voti per conquistare il premio di maggioranza al Senato, dall’altro le cosiddette liste pulite che attraverso i criteri di ‘presentabilità’ dei candidati darebbero maggiore garanzia agli elettori. Tuttavia, al momento, sembra prevalere quest’ultima linea, tant’è che Marcello Dell’Utri dice di aver rinunciato per sua scelta alla candidatura dopo la richiesta esplicita da parte di Silvio Berlusconi. Ma non è l’unico ad aver ricevuto la medesima istanza: “Abbiamo chiesto anche a Cosentino – ha detto il Cavaliere – di fare lo stesso atto di generosità anche se nel fare queste richieste ci sentiamo male perché si tratta di persone che stimiamo e che sono ingiustamente perseguitate dai giudici. Insomma, Dell’Utri non sarà ricandidato e probabilmente neanche Papa e Milanese.
E non finisce qui. Anche Claudio Scajola, ha deciso di non candidarsi, lui però l’ha fatto in forte contrasto con il partito, perchè l’ex ministro si dice stanco di questi esami di moralità.

Ingroia attacca ancora Bersani
Intanto nel centro sinistra la rottura tra Ingroia e il Pd è definitiva.
L’ex Pm è, infatti, tornato all’attacco di Bersani, criticando il fallito tentativo di arrivare a un accordo di desistenza. “Per eleganza non voglio entrare nei dettagli, ma Bersani non può smentire perchè sa a cosa mi riferisco”, ha detto il leader di Rivoluzione civile. “Sono sempre stato incline al dialogo e non al conflitto. Ho sperato che una lista nuova, dove partiti già esistenti rinunciano alla loro identità e ai loro simboli, potesse aiutare a superare i conflitti tra i vecchi leader e Bersani», ha spiegato, ma «l’esito dell’appello al dialogo, purtroppo per gli italiani, è stato nullo. Ora sono io che chiudo le porte a Bersani, noi costruiremo l’unica alternativa a Monti e a chi vuole andare con lui, come il Pd”.
Bersani, dal canto suo, torna a smentire le ipotesi fantasiose dell’ex Pm che lo vedono in accordo con Monti per favorire il centro sinistra, specie nelle tre regioni in bilico, quali Lomnbardia, Campania e Sicilia.

 
Monti a Bergamo per l’apertura ufficiale della campagna
Mario Monti, nel frattempo, apre ufficialmente la sua campagna elettorale. Lo fa dal palco di  una convention centrista a Bergamo, che raccoglie  sostenitori e candidati con i quali intende confrontarsi per affinare le proposte future sul programma di governo.
L’obiettivo, come lo stesso Monti ha precisato, è quello  “togliere il Paese dalle mani degli incapaci”. Il professore, a detta sua, intende rinnovare l’Italia, ritoccando anche la stessa riforma Fornero, passando, quindi, da uno stato emergenziale in cui è stata esplicata, ad uno stato di riposizionamento strutturale del Paese.

Vendola smentisce. Nessuna apertura con Monti
E sulle possibili riforme Costituzionali arriva anche la smentita di Nichi Vendola dopo che alcuni media hanno parlato di una possibile apertura al professore. “L’edizione romana di Repubblica – sottolinea Vendola – titola che io apro al centro. Ammetto che ho difficoltà a comunicare un pensiero che viene sistematicamente manipolato. Mi sono presentato alle primarie come reincarnazione all’opposizione all’agenda Monti. Ho provocato un dibattito pubblico su come uscire fuori dalle politiche dell’Austerity, come credo che ci voglia più rigore nelle politiche fiscali verso la parte più ricca della popolazione, contro l’evasione e l’elusione fiscale. Questo – ha sottolineato ancora Vendola – mi rende competitivo ed alternativo all’agenda dei centristi». Il leader di Sel vuole portare al governo la sinistra «non un inciucio».

Storace e Radicali, accordo saltato
Saltato anche il tanto dicusso accordo tra radicali e Francesco Storace.  “L’intesa non si farà per motivi tecnici”, ha precisato Marco Pannella. «Non sono riusciti a portarci prima delle16.45 di oggi il loro simbolo – ha aggiunto Pannella. Storace si è scusato perchè non è riuscito ad attuare, non so perchè, quanto necessario al compiersi dell’accordo. Lui è stato sempre corretto. Ci ha anche proposto dimettere uno dei due consiglieri radicali uscenti in lista, ma entrambi hanno detto di no – ha affermato – In questo momento si chiama antifascismo il fascismo. È sintomatico che è esploso il casino. È stato Francesco Storace che ha preso l’iniziativa e lo ha fatto con dichiarazioni estremamente belle”. Io, comunque, – ha detto il leader Radicale – sono fiero di questa battaglia e sono convinto che fra la figura del Pd e la figura del suo candidato che avremo voluto, e lo abbiamo detto, sostenere, ci hanno trattato come dei trotskisti di m… non per loro: fuori questi, niente puzzano, li provochiamo e diciamo loro che non consentiremo il ritorno dei loro consiglieri regionali, neanche in Lombardia e in nessun altro posto. La notizia era questa e non quella di Storace”.

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