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ROMA – “C’è un cambio di passo nell’attenzione ai temi ambientali in questa campagna elettorale, che però ancora stenta a diventare consapevolezza sulla necessità di un Green Deal per uscire da una crisi che è nel contempo economico ed ecologica e c’è una voglia trasversale agli schieramenti di collaborare al di là degli steccati alla ri/conversione ecologica del Paese” è la valutazione di sintesi di CAI, FAI, Federazione Pro Natura, Greenpeace Italia, Legambiente,Touring Club Italiano, WWF a seguito degli incontri con i Partiti, che si candidano al governo dei Paese, in merito ai loro programmi elettorali.

Questa valutazione è il risultato del forcing di incontri avviato dalle 7 organizzazioni lo scorso 31 gennaio e conclusosi il 20 febbraio. Negli incontri la valutazione dei contenuti dei programmi dei singoli partiti si è sviluppata sulla base dei 9 punti salienti dell’Agenda ambientalista per la Ri-Conversione ecologica del Belpaese”.
La valutazione, tutto sommato positiva, delle sette organizzazioni ambientaliste fa ben sperare. Tuttavia mi permetto di esprimere qualche dubbio sia sulla base della scarsa attenzione ai temi della riconversione ecologica della nostra economia come via maestra per uscire dalla crisi e sia tenendo conto della esperienza passata.
In merito al passato faccio fatica a rimuovere il disastro dell’ultimo governo di centro destra che praticamente a  smantellamento le politiche ambientali (bonifiche, difesa suolo, parchi,  risorse idriche, ecc.) e accodato il nostro Paese alle posizioni dei paesi più chiusi e negazionisti dello stato disastroso del pianeta. non parlare della proposta di rilanciare il nucleare. Cambieranno nel futuro? Faccio molta fatica a crederlo se penso che anche in campagna elettorale il centro destra ha proposto l’ennesimo condono tombale.

In merito invece alla esigenza di una riconversione ecologica del nostro sistema produttivo, il tema è stato pressoché rimosso  dal confronto elettorale. Non parlo  dei “doverosi” richiamo alla tutela dell’ambiente, presente in tutti i programmi ed in tutti gli interventi, o alle battute sull’uso distorto delle risorse (acqua, energia, rifiuti, suolo…) del M5S. Un progetto di riconversione ecologica del sistema produttivo e dei consumi nazionale richiede ben altro. Innanzitutto un’analisi delle cause della crisi che, nella sua inadeguatezza (addirittura negata dal centro destra), induce ad una impressionante sottovalutazione delle conseguenze  che la crescente domanda sociale a livello globale, la diffusione dei processi di sviluppo e l’impatto sulle risorse naturali stanno avendo sulla nostra economia. Conseguentemente di come la “necessaria” riforma ecologica del nostro sistema produttivo, nel nuovo scenario competitivo internazionale, sia in grado di dare risposte vere e concrete ai nostri drammatici problemi occupazionali e di sostegno al welfare.
Certo, c’è sempre da sperare, ma almeno che avvenga nella chiarezza tanto più alla viglia di una competizione elettorale. Quello che mi sembra incontestabile è che se nel centro sinistra vanno fatti molti passi avanti nella assunzione della riconversione ecologica della economia come scelta strategica per il futuro, nel centro destra la sensibilità ecologica è pressoché inesistente: porli sullo stesso piano è ingiusto oltreché sbagliato.

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