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PERUGIA – Sembrava un incidente il ritrovamento domenica scorsa del corpo di Elisabetta Benedetti, la giovane di 25 anni morta dopo aver trascorso la serata al Red Zone, una discoteca della zona con l’amica Vanessa.

Invece la misteriosa vicenda s’infittisce. Stamane è stato fermato il fidanzato della vittima, Alessandro  Pieraccini di 28 anni,  il quale  oggi si è recato in  in un’agenzia della Cassa di Risparmio di Firenze che si trova a Porta Romana per prelevare dei soldi, ma la carta non ha funzionato perchè era stata bloccata. Pieraccini avrebbe dunque chiesto spiegazioni agli impiegati della banca fiorentina, qualificandosi come il fidanzato di Elisa e cointestatario della carta. Dall’istituto di credito sono stati poi allertati i carabinieri che hanno trattenuto il giovane. Sono in corso degli accertamenti per capire il ruolo  del giovane, che da quanto si apprende avrebbe già dei precedenti penali legati alla droga, anche se al momento non si trova in stato di fermo giudiziario.

Insomma un vero giallo dal quale potrebbe affiorare una verità molto diversa da quella ipotizzata inizialmente. Gli inquirenti, intanto,  si stanno concentrando per ricostruire le ultime ore di vita della ragazza, dal momento in cui è finita nel bosco e ha iniziato  a chiedere aiuto al 112.

Spunta anche un’altra testimone  che vive vicino al luogo del ritovamento del cadavere e dice di aver visto la ragazza sabato sera. Quest’ultima le avrebbe suonato a casa ma poi sarebbe risalita in macchina diretta verso il bosco nonostante la raccomandazione di non andare da quella parte perchè era una strada senza uscita. “Devo andare in su” gli avrebbe detto Elisa, come avesse una appuntamento con qualcuno.
E poi c’è il mistero dei cellulari. Due appartenenti all’amica Vanessa  sono stati ritrovati all’interno della vettura abbandonata, ma ne mancherebbero altri due all’appello, quelli di Elisa, dai quali sarebbero partite due telefonate di aiuto al 112. La prima è stata ricevuta da un operatore  con il quale avrebbe parlato addirittura  un’ora. In questa telefonata – stando alle testimonianze raccolte  – Elisa sarebbe apparsa molto spaventata. Diceva di non sapere dove fosse, di non riuscire a uscire da quel bosco scuro e di essere stata violentata, prima che si esaurissero le batterie del cellulare.

Così  ha chiamato ancora, ma questa volta con l’altro cellulare, dicendo all’operatore di sentire il rumore di un ruscello. Elisa – mentre era sempre in linea con l’operatore – avrebbe  provato ad arrampicarsi per un sentiero in cui c’era una rete, ma era troppo ripido e scivolava. La giovane ha parlato molto al telefono con la centrale operativa, mentre l’operatore le diceva di restare in macchina e restare calma, di non spostarsi. Ma lei ha cercato di uscire da quel posto buio e spaventoso, finendo nel torrente prima di morire.   Gli inquirenti per ora non si sbilanciano e attendono le analisi sui tabulati telefonici. Potrebbe averli persi durante il tragitto a piedi nel bosco, oppure qualcuno avrebbe potuto sottrarli. Ma c’è attesa anche sull’esito dell’autopsia, che potrà dare ulteriori informazioni sulla condizione della ragazza al momento del decesso. Come ha precisato l’amica Vanessa, infatti, quella sera le due amiche avevano bevuto e fatto uso di droghe. E non è escluso che Elisa avesse un appuntamento con qualche spacciatore della zona che forse con la scusa di venderle qualche sostanza stupefacente si è approfittato della giovane. Per ora nessuna ipotesi viene scartata.

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