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ROMA – Un’altra giornata di guerra e un bilancio sempre più pesante. Secondo l’ultimo bollettino del governo le vittime in questi due giorni di fuoco sfiorano la cifra di 700, per i Fratelli Musulmani si arriva addirittura a 4500 morti. Certamente lo scontro rischia addirittura di appesantirsi con i manifestanti pro Morsi che hanno attaccato numerose sedi pubbliche e l’esercito che ha licenza di sparare sulla folla.

L’Egitto si sta insanguinando dalla sfida micidiale fra il generale Abdulfattah al Sisi e Gehad el Haddad, portavoce dell’opposizione appoggiato alle spalle dichiaratamente da al Qaeda. Nessuno vuole cedere e il Paese sta finendo in rovina con i cadaveri che ormai sono raccolti dappertutto, anche nelle moschee, e con ventidue chiese copte assaltate. Come abbiamo sottolineato ieri non è più un fatto politico ma è ormai diventata una “guerra santa”. Il teatro principale degli scontri è piazza Rabaa, al Cairo, ma ormai tutto il Paese è una polveriera. La protesta dei Fratelli Musulmani è sicuramente violentissima, ma certo – come ha detto il ministro degli esteri italiano Emma Bonino – la repressione dei militari che sostengono il governo si sta rivelando “brutale, sproporzionata e ingiustificabile”. Un brutto segnale oltretutto è arrivato dalle dimissioni del premio Nobel El Baradei al quale erano state affidate le speranze di mediazione. Il presidente americano Obama si è dichiarato molto preoccupato e in questa fase ha deciso di interrompere la collaborazione militare. Intanto, si è riunito d’urgenza il consiglio di sicurezza dell’Onu. Non mancano naturalmente le vittime fra gli operatori dell’informazione. Dopo la morte di un cameraman di Sky News, l’americano Mick Deane, 62 anni, e di una giovane reporter di Xpress, del gruppo emiratino Gulf news, Habiba Ahmed Abd Elaziz, 26 anni, oggi si è avuta notizia di altri due morti: il reporter egiziano Ahmed Abdel Gawad, che scriveva per il quotidiano di Stato egiziano Al Akhbar e di Mosaab el Shami, fotografo del sito Rasd. Lo ha denunciato il segretario del sindacato dei giornalisti egiziani, Gamal Abdel Rehim, alla Tv di Stato, chiedendo l’apertura di una inchiesta. Ha inoltre parlato di numerosi altri feriti, soprattutto fotografi, colpiti negli scontri al Cairo mentre seguivano i violenti sgomberi dei sit-in pro Morsi vicino alla moschea di Rabaa Al-Adawiya e in piazza Mostafa Mahmoud. Da quando è scoppiata la rivolta sono nove i giornalisti morti in Egitto.

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