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VENEZIA – Già oggi condividiamo con Spagna, Olanda e Belgio il gradino più alto del podio dei principali Paesi Ue che applicano l’aliquota Iva più elevata . Se dal 1° ottobre il Governo Letta non riuscirà ad evitare l’ennesimo aumento, siamo destinati a staccare tutti e ad aggiudicarci la palma dei più tartassati da questa imposta tra i paesi dell’Unione europea.

Inoltre, la CGIA ricorda che l’introduzione dell’imposta sul valore aggiunto è avvenuta ben 40 anni fa: in questo periodo di tempo l’aliquota ordinaria è variata ben 8 volte raggiungendo il valore massimo del 21% , quello attualmente in vigore. L’ultimo ritocco è avvenuto nel 2011: tuttavia, nonostante l’aliquota ordinaria sia salita dal 20 al 21%, il gettito Iva ha subito un progressivo calo.

“Certo – segnala il segretario della CGIA Bortolussi – la situazione economica generale ha influito moltissimo su questo risultato, tuttavia anche l’incremento dell’aliquota ha contribuito a penalizzare il gettito complessivo dell’imposta sul valore aggiunto”.
L’approfondimento della CGIA di Mestre ha analizzato anche l’andamento tenuto in questi 40 anni dall’aliquota ordinaria dell’Iva nei principali Paesi che attualmente costituiscono l’area dell’euro.

Ebbene, dal 1973 al gennaio di quest’anno, l’incremento più importante si è registrato proprio in Italia. Nel 1973 l’aliquota era al 12% e ora si attesta al 21%, con un aumento di ben 9 punti. Seguono la Germania, con una variazione di + 8 punti (era all’11%, adesso si attesta al 19%), l’Olanda, con un aumento di 5 punti (16% nel 1973, 21% nel 2013), l’Austria e il Belgio, con degli aumenti registrati nel periodo preso in esame rispettivamente del +4 e del +3.
La Francia è l’unico Paese preso in considerazione dall’ analisi che ha visto diminuire il peso dell’aliquota di questa imposta: se nel 1973 era al 20%, ora si attesta al 19,6% (-0,4).

“Se è vero che in questi 40 anni – conclude Bortolussi – abbiamo registrato l’incremento d’aliquota  più significativo, è altresì vero   che nel 1973 quella applicata in Italia era, ad esclusione della Germania,  la più contenuta. Tuttavia, se l’aumento previsto dal prossimo mese di ottobre non verrà scongiurato, i consumatori italiani si troveranno a subire   l’aliquota Iva ordinaria più elevata tra tutti i principali paesi dell’area dell’euro, con il pericolo che questa decisione penalizzi ancor più la domanda interna che in questi ultimi anni ha subito delle contrazioni pesantissime. Si pensi che nel 2012 i consumi delle famiglie italiane sono crollati del 4,2% e quelli relativi ai beni durevoli quasi del 13%”.

 
 
Beni e servizi interessati dall’eventuale aumento dell’aliquota Iva dal 21 al 22%
    •    Vino
 
    •    Abbigliamento
    •    Calzature
    •    Riparazioni di abbigliamento e calzature
 
    •    Elettrodomestici
    •    Mobili
    •    Articoli di arredamento
    •    Biancheria per la casa
    •    Servizi domestici
    •    Riparazioni di mobili, elettrodomestici e biancheria
 
    •    Detersivi
    •    Pentole, posate ed altre stoviglie
    •    Tovaglioli e piatti di carta, contenitori di alluminio
    •    Lavanderia e tintoria
 
    •    Acquisto di auto
    •    Pezzi di ricambio, olio e lubrificanti
    •    Carburanti per veicoli
    •    Manutenzione e riparazioni
 
    •    Giochi e giocattoli
    •    Radio, televisore, hi-fi e videoregistratore
    •    Computer, macchine da scrivere e calcolatrici
    •    Cancelleria
    •    Riparazioni radio, televisore, computer , ecc.
 
    •    Prodotti per la cura personale
    •    Barbiere, parrucchiere, istituti di bellezza
    •    Argenteria, gioielleria, bigiotteria e orologi
    •    Borse, valige ed altri effetti personali
    •    Onorari liberi professionisti

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