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ISOLA DEL GIGLIO – L’attesa sta per finire. Domani mattina presto – condizioni climatiche permettendo – andrà in scena la rotazione verticale della Costa Concordia.

O meglio, di quello che ne è rimasto della immensa nave da crociera che la sera del 13 gennaio 2012 finì la sua “folle” corsa contro le Scole. La ‘mission’ è ai limiti del possibile. Ben 500 uomini del consorzio Titan-Micoperi, di cui 120 subacquei, 70 addetti ai lavori di saldatura e carpenteria, 60 tecnici e piloti, 60 addetti  alla logistica e alla sicurezza, 50 ingegneri, 140 membri dell’equipaggio impegnati a bordo di 30 mezzi navali e 10 biologi provenienti dall’Università La Sapienza e di Genova, tenteranno l’impresa – mai vista prima – di ruotare di 65 gradi e far galleggiare un gigantesco relitto di 300 metri e 114 mila tonnellate. Che si trattasse di un evento eccezionale lo si era capito subito. Lo aveva detto esplicitamente qualche giorno fa proprio il capo della Protezione civile, Franco Gabrielli. “E’ un’opera mai tentata prima e non è un modo per mettere le mani  avanti, ma un modo corretto per contestualizzare di cosa stiamo parlando”, aveva spiegato. La straordinarietà dell’evento sta dunque già tutta nelle cifre. Si pensi anche ai più di trecentocinquanta giornalisti accreditati dalla Cina fino all’Australia per assistere alla missione. L’Isola del Giglio si prepara dunque con trepidazione e curiosità al grande giorno.

Il parbuckling

Il progetto, chiamato ‘parbuckling’ (letteralmente rotazione in assetto verticale), dovrebbe durare tra le 12 e le 24 ore, ma non è da escludere che possano servire alcuni giorni per completare l’intera operazione. Il ‘parbuckling’ dovrà rimettere la nave nelle condizioni di poter essere traghettata al porto di Piombino ove poi sarà smantellata. I costi dell’operazione sono altissimi. Un investimento complessivo (finanziato da Costa e assicurazioni) che si aggira intorno ai 600 milioni di dollari. Per l’operazione di ‘parbuckling’ sono state utilizzate più di 30mila tonnellate di acciaio.  Nessun addetto sarà tuttavia a bordo del relitto. I pericoli – inutile negarlo – anche se minimi, ci sono. Si teme soprattutto che le strutture allestite per il raddrizzamento non riescano a reggere agli sforzi cui saranno sottoposte. Un altro rischio è che la nave stessa possa distruggersi Si tratta però anche in questo caso di una possibilità molto improbabile. Il capo della protezione civile, Gabrielli, ha comunque rassicurato gli abitanti dell’isola.  “Dal punto di vista della pianificazione – ha dichiarato – non abbiamo lasciato nulla al caso”.

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