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207 bambini, 363 uomini e 689 donne. In totale furono 1.259 le persone della comunità ebraica rastrellate della Gestapo tedesca nel ghetto di Roma tra le 5,30 e le 14 di sabato 16 ottobre 1943. La scelta di quella particolare giornata, festiva per gli ebrei, fu fatta per sorprendere il maggior numero di persone. L’intento riuscì grazie anche all’impiego in città di 365 uomini della polizia tedesca – di cui circa un centinaio solo nel ghetto – coordinati da 14 ufficiali e sottoufficiali. 

Un certo numero di persone fu rilasciato perché appartenente a famiglie straniere con “sangue misto”, ma tra le persone rastrellate 1.023 furono deportate ad Auschwitz, e soltanto 16 di loro scamparono alla morte (15 uomini e 1 donna, Settimia Spizzichino). 

Oggi sono passati 70 anni dal rastrellamento degli ebrei nel ghetto di Roma. La celebrazione nella Sinagoga ha visto la commozione e la partecipazione delle più alte cariche dello Stato italiano. Accolto dagli applausi il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano “E’ una grande giornata di coesione e unità di tutte le fedi e tutte le religioni”, ha detto. Al capo dello Stato è stato anche chiesto un commento sull’approvazione, ieri al Senato, del disegno di legge che prevede l’introduzione del reato di negazionismo. “E’ un merito del Parlamento italiano aver dato l’esempio approvando questa norma ieri”, ha sottolineato Napolitano, “sono convinto che l’iter parlamentare sarà presto completato”.

Anche Papa Francesco ha inviato un messaggio alla comunità ebraica per l’occasione. Un appello affinché i giovani non abbassino la guardia contro il razzismo e l’antisemitismo. “La memoria non sia solo ricordo – ha scritto il pontefice – ma serva soprattutto a sforzarsi di comprendere il messaggio per l’oggi e divenire luce che illumina il futuro”. Perciò l'”odierna commemorazione sia memoria futura, un appello alle nuove generazioni a non lasciarsi trascinare dalle ideologie, non giustificare, e mai abbassare la guarda contro razzismo e antisemitismo, da qualunque parte arrivino”.

“La città di Roma si inginocchia davanti a voi e vi ringrazia” ha detto il sindaco di Roma Ignazio Marino. Che si è rivolto a Lello Di Segni e Enzo Camerino, gli unici due deportati superstiti, “L’indifferenza colpevole di quei giorni è un’altra ferita inferta alla comunità ebraica”.

E il presidente della comunità ebraica romana Riccardo Pacifici ha chiesto che la Camera approvi rapidamente il ddl sul reato di negazionismo dopo il sì di ieri al Senato. “Se anche la Camera darà il via libera al provvedimento senza alcun voto contrario saremo il quindicesimo paese europeo ad aver introdotto tale norma. Una medicina che però non potrà mai sostituire la didattica sulla shoah”.

Intanto a Roma bruciano ancora le ferite inferte dal nazismo. Niente funerali per Erich Priebke il boia delle Fosse ardeatine, dopo gli scontri nella cittadina romana di Albano dove si sarebbero dovute celebrare le esequie, ospitate dai lefebvriani. La salma dell’ufficiale nazista è stata trasportata nella notte all’aeroporto militare di Pratica di Mare. La sua bara presa a calci e pugni dalla popolazione, mentre giovani neonazisti inneggiavano con slogan. Tutto ciò mentre la comunità ebraica di Roma ricorda i suoi deportati. 

 

 

 

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