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MOSCA – Si terrà «domani alle 14.30 ora russa (11.30 italiane) l’udienza per Cristian D’Alessandro», l’attivista italiano arrestato insieme con gli altri Arctic 30, l’equipaggio della Arctic Sunrise di Greenpeace, lo scorso settembre. Oggi sono iniziate le udienze presso il tribunale di San Pietroburgo a seguito della richiesta degli inquirenti russi dell’estensione del carcere cautelare, sino al 24 febbraio, per tutti gli attivisti che hanno partecipato al tentativo di scalata della piattaforma offshore di Gazprom nell’Artico. 

Secondo quanto TMNews apprende dal console generale a San Pietroburgo, Luigi Estero: D’Alessandro «è tranquillo e, per quanto possibile, in buona condizione». Un rappresentante della diplomazia italiana ha avuto la possibilità di incontrarlo venerdì scorso, dopo il trasferimento da Murmansk a Pietroburgo. La sistemazione nel carcere di San Pietroburgo appare migliore, sotto tanti aspetti, rispetto a quella nel centro di detenzione oltre il circolo polare Artico. Altri attivisti di Greenpeace, evidentemente di altre nazionalità, hanno invece lamentato di non aver potuto ancora incontrare il proprio console.

Per ora la carcerazione preventiva è stata confermata sino al 24 febbraio per il primo attivista ad apparire davanti al giudice: Colin Russel.  Questa mattina il giudice del tribunale Primorskij di San Pietroburgo ha stabilito che l’australiano Russell deve rimanere in carcere fino al 24 febbraio, mentre l’inchiesta sulla protesta inscenata nell’Artico continua. Una richiesta di cauzione o arresti domiciliari è stata respinta. Questo significa che con ogni probabilità l’attivista rimarrà in carcere anche per Natale e Capodanno.

Gli inquirenti hanno fino al 24 novembre per ottenere l’estensione della detenzione per tutti. Reagendo alla notizia, il direttore esecutivo di Greenpeace International Kumi Naidoo ha affermato: «Le autorità dicono che hanno bisogno di altri tre mesi per indagare un reato immaginario su cui non hanno alcuna giurisdizione». Ma secondo la Russia, l’unica giurisdizione è quella di San Pietroburgo. Mosca ha rifiutato anche di comparire in udienza ad Amburgo, dove ha sede il Tribunale internazionale del Mare e dove ha fatto istanza l’Olanda. L’Arctic Sursise batteva bandiera olandese.  Trasferiti la settimana scorsa da Murmansk, alcuni attivisti si sono lamentati per le condizioni nel carcere di San Pietroburgo detto «le croci», storico luogo di detenzione anche per i rivoluzionari all’epoca degli zar. I militanti ecologisti citano assenza di libri in inglese, materassi troppo sottili per permettere il sonno, solo due canali tv in russo.

 Gli attivisti sono stati trasferiti a San Pietroburgo il 12 novembre. Divisi in tre centri di detenzione, sono in carcere da quasi due mesi in Russia dopo il tentativo di scalata di una piattaforma artica di Gazprom, lo scorso 18 settembre. E non è ancora chiaro per quali accuse verranno processati. Il Comitato investigativo aveva infatti annunciato che le accuse di pirateria sarebbero state ritirate, mentre venivano formulate nuove accuse per teppismo. Ma per ora entrambe sono in vigore.

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