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ROMA – Gli elementi per fare della vita di Giuseppe Resci una storia romanzata ci sono tutti: nato in Puglia, si trasferisce a Roma dove consegue la laurea in Medicina. Un percorso professionale, il suo, che si inserisce in una tradizione familiare dedita al mestiere ippocratico.

Un sentiero che sembra immutabile, un binario che scorre senza deviazioni fino a quando la passione per la fotografia, esperita prevalentemente da autodidatta, diventa spinta propulsiva per una radicale inversione di rotta. Un amore, quello per l’arte fotografica, che si risveglia nell’animo di Resci con forza e impeto, come solo i grandi amori sanno fare. Ed è qui che l’inversione di rotta si fa scelta di vita. Riposto per sempre il camice, Resci abbraccia la macchina fotografica che, da allora in poi, diventerà la sua seconda pelle, si farà retina del suo sguardo sul mondo. 

 

Sapere questi dettagli è fondamentale per avvicinarsi alla sua arte fotografica, per capirne l’essenza, per cogliere la cura del particolare e la tensione emotiva che ogni scatto possiede. “That place between”, il titolo della mostra in esposizione a via Margutta fino al 30 novembre, suggerisce l’idea di uno spazio tra la matura consapevolezza di ciò che è stato e l’inconsapevolezza di un futuro tutto da scoprire. I suoi scatti sono connotati da una «eleganza ruvida», come sottolinea lo stesso artista, che solo in apparenza mantengono una connotazione ossimorica per poi fondersi in un racconto fotografico in bianco e nero, coerente e didascalico.

 

Il bianco e nero è la scelta cromatica di Resci, che lascia all’immaginazione dell’osservatore la composizione del suo mondo interiore, vissuto, sofferto, teso alla ricerca di un senso. Ogni scatto racconta qualcosa, ogni scatto è specchio dell’energia che attraversa la sua vita e che lo ha portato a compiere scelte radicali, a riappropriarsi del coraggio di un sogno. Ecco allora che in “Escape” la freccia che punta dritta verso chi guarda sembra indicare una via di fuga, un sentiero da seguire per uscire da una quotidianità imposta e raggiungere la libertà di un desiderio. In “Sun and thorns” la cura del dettaglio nel dipingere con l’obiettivo la durezza di queste piante di agave, quasi graffianti, cattura lo sguardo dell’osservatore, per poi condurlo verso la serena calma dell’orizzonte che si staglia limpido nel cielo. E poi ci sono i ritratti, dove forse emerge con più forza l’equilibrio dinamico tra stasi e movimento, pause e tensioni. In “Stream” non si ha via di scampo, l’immagine colpisce per la sua intensità, per il suo movimento e si viene trascinati in un abisso di profondità che ha quasi del filmico, tanto che nello specchio a terra ad essere riflesso non sembra solo il corpo della ragazza, ma forse anche una parte di noi stessi, quel bisogno di scavarsi dentro che la vita prima o poi presenta.

 

Gli scatti di Resci che compongono questa mostra fotografica assomigliano a un lungo e ininterrotto racconto, a una sequenza di tanti frammenti, diversi e coerenti insieme, che parlano direttamente al tessuto emotivo dell’esistenza. La sua voglia di far conoscere la trama di un sogno accantonato per troppo tempo assomiglia al risveglio di una coscienza collettiva, con dignità di monito per tutti quelli che nella vita hanno ceduto alla paura di non farcela, accontentandosi di una routine e di un percorso stabilito, rinunciando così alla possibilità di mettersi in gioco, alla lotta per il raggiungimento di un traguardo. La mostra di Resci è questo e molto altro ancora, è un grido di dolore e speranza, di esaltazione fanciullesca e adulta maturità. La scelta del bianco e nero, e quindi la voluta esclusione dello spettro cromatico, lascia all’osservatore il nucleo essenziale dell’immagine e ne sprigiona la fantasia e l’immaginazione. L’artista cede al suo pubblico lo scettro, lo rende protagonista di quello spazio visivo solo intuito che si nasconde dietro ogni scatto. Una mostra da vedere e da vivere, un sogno che si fa arte e una vita artistica che si racconta e si colora delle sue aspirazioni.

 

Mostra fotografica “That place between”

di Giuseppe Resci

via Margutta, 57

lun – sab 10 – 13/ 16 – 19.30

 

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