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ROMA – Il racconto della relazione sentimentale fra il giovane ed affascinante Scott Thorson (Matt Damon) e la celebre star  Władziu Valentino Liberace (1919 – 1987, interpretato da Michael Douglas), abile pianista e formidabile intrattenitore di fama mondiale. 

Alla vita pubblica eccessiva ed appariscente di Liberace faceva da contraltare una vita privata misteriosa su cui tentava di mantenere il più assoluto riserbo, in un periodo in cui l’omosessualità andava assolutamente celata.

Sarebbe uno sgarbo proporre un commento a questo film senza iniziare dalla formidabile prova di Michael Douglas, sorprendente in ogni gesto, movenza, espressione del volto. Liberace è Douglas e Douglas è Liberace, nessuno guardando il film può immaginare qualcosa di diverso. Matt Damon, con la interpretazione in sordina, fornisce a sua volta  un contributo formidabile. Due performance del genere meriterebbero fortuna massima. Purtroppo sono inserite all’interno di un film che azzecca alcune scelte, ne sbaglia altre. 

Certamente il registro adottato è quello giusto: il film è leggero senza essere mai superficiale, divertente senza divenire frivolo. La storia d’amore narrata può essere definita “sui generis” solo se la si analizza con la lente degli stereotipi (banalmente entrambi i protagonisti sono di “genere” maschile). “Dietro i candelabri” mostra tutte le micro-componenti di un amore completo, complesso e proprio per questo “vero”. Non ci sono solo l’attrazione, l’intesa, il sostegno reciproco, la complicità. L’amore descritto è fatto anche del fascino che ha un uomo di successo, dell’influenza che esercita su un giovane in erba. L’amore può essere anche autocompiacimento, per Liberace è bearsi della presenza di uno splendido adone che si tenta di modellare (mediante la chirurgia plastica) fino ad assumere le proprie sembianze. Questi elementi non inquinano il rapporto, per il semplice fatto che sono perfettamente visibili, alla luce del sole. Rispettano la “conditio sine qua non” della relazione amorosa: la sincerità.  E’ un amore reale, non cristallizzato. Segue un percorso, una parabola in cui la discesa è precipitosa tanto quanto è stata vorticosa la salita. Due uomini si sono  incontrati, mostrandosi le reciproche debolezze. Liberace è un uomo ricco ma profondamente solo. Thorson ha alle spalle una fanciullezza trascorsa in casa-famiglia. Hanno riempito i reciprochi vuoti, ciascuno è diventato la famiglia dell’altro. Poi entrambi iniziano a reclamare i propri spazi di libertà rispetto ad una “famiglia” divenuta opprimente…

La durata eccessiva è il principale punto debole dell’opera. Si poteva concentrare la storia aumentandone la relativa intensità. Le emozioni sono eccessivamente diluite, gocce preziose in un mare troppo spesso calmo. Il film assume il punto di vista di Scott Thorson e c’è poco brio, se si considera che il vero protagonista è un artista energico ed estroso. 

Liberace, rispecchiandosi in Michael Douglas, si sarebbe compiaciuto. Osservando l’opera avrebbe proposto un cambio di ritmo. Intrattenere e divertire il pubblico era la sua vita.

 

 

REGIA: Steven Soderbergh

ATTORI: Michael Douglas, Matt Damon, Dan Aykroyd, Scott Bakula

SCEGGIATURA: Richard LaGravenese

FOTOGRAFIA: Peter Andrews

PRODUZIONE: USA                                                                                                                                                          

GENERE: Sentimentale / Biografico

DURATA: 118 minuti                                                                                                                                                                                            

USCITA NELLA SALE: 5 dicembre

 

Dietro i candelabri – Trailer

 

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