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Alta tensione sulla riforma elettorale Renzi Berlusconi. Resistenze di Lega, Sel e Scelta Civica. Emendamento ad hoc per salvare il Carroccio ed i partiti a connotazione localistica

 

ROMA – Primi gravi inconvenienti per la Legge elettorale- Renzi Berlusconi. L’accordo, infatti si è già arenato prima di arrivare in Commissione Affari Costituzionali. Non si tratta solo dei problemi interni al Pd che bloccano l’iter legislativo, ma anche incertezze dall’altra parte dello schieramento politico. Ci sono, infatti molte posizioni critiche, tra queste, quella della Lega, che così come è stato predisposto l’articolato, rischierebbe di restare fuori dal parlamento, ma sul punto sarebbe stato incardinato un emendamento ad hoc per salvare il Carroccio. Ma in tutti i partiti la riflessione è ampia e considera impossibile accettare il dik-tat dei leader di Pd e Forza Italia. La parola, dunque, per molti esponenti democratici ed azzurri, dovrà passare dalle aule parlamentari dove, va detto, Renzi nel suo partito è minoranza, mentre i bersaniani, o comunque la corrente uscita sconfitta dalle Primarie, ha ancora una solida maggioranza, non a caso, Massimo D’Alema, è transitato nelle ultime ore a casa Bersani, oltre che per una visita di cortesia al leader appena dimesso dall’ospedale, anche per cercare di concordare sul come disinnescare quanto il Sindaco di Firenze ha praticamente imposto la partito. Massimo D’Alema, pur plaudendo alla possibilità di arrivare finalmente ad un risultato concreto, ribadisce che il Parlamento è “naturalmente nella libertà di approfondire, correggere, decidere, secondo le regole democratiche normali”. E se tanto mi da tanto, perché non osservare con attenzione la posizione al Senato del Capogruppo del Pd in Commissione Affari Costituzionali Doris Lo Moro che sente già il bisogno di minacciare la dimissioni se si trovasse di fronte ad un testo blindato, nonostante il provvedimento sia per ora all’esame dell’ altro ramo del Parlamento e, verosimilmente, non arriverà (magari modificato) a Palazzo Madama prima di qualche settimana. E dopo le setrenazioni delle ultime ore Alfredo D’Attorre, esponente di punta della minoranza del partito, preannuncia che lui presenterà un emendamento, sul punto sensibile rifiutato dal Cavaliere, ovvero quello sull’introduzione delle preferenze. Il suo auspicio è che tutto il Gruppo Parlamentare lo sottoscriva. E dopo aver minacciato fuoco e fiamme la Lega, come dicevamo, sembrerebbe tornata a miti consigli, visto che alcune indiscrezioni avrebbero ipotizzato una sorta di clausola di salvaguardia per i partiti a vocazione localistica a cui si starebbe lavorando proprio in queste ore prima della presentazione formale del testo, e se questo fosse vero, l’emendamento potrebbe valere non solo per la Lega, ma anche per movimenti e partiti radicati nel sud del Paese e soprattutto in Sicilia e satelliti della rinata Forza Italia, come quello di Miccichè e dell’ex governatore della Trinacria, Lombardo ed addirittura potrebbe valere anche per quel che resta del ‘Campanile’ di Mastella, che qualcosa può ancora dire in terra di Campania. E se qualcuno tenta di accontentare il localismo, resta assolutamente tutta aperta la partita dei cosiddetti ‘partitini’, ai quali Renzi vorrebbe tagliare le ali per toglierli in un sol colpo poteri che lui definisce ‘ricattatori’. Scelta Civica chiarisce in modo duro, per bocca del suo capogruppo alla Camera Andrea Romano, che “certamente noi non subiremo alcun diktat. Quando la proposta arriverà in Parlamento la miglioreremo”. Mentre i Popolari per l’Italia vogliono una soglia per il premio di maggioranza più alta e insistono per introdurre le preferenze. I due capigruppo parlamentari del partito si sono riuniti ed hanno concordato una nota congiunta nelle quale si ribadisce che “i popolari sono disposti a lavorare se vi è disponibilità al dialogo, soprattutto su alcuni punti: la soglia per il premio di maggioranza irragionevolmente troppo bassa; l’incongruenza delle soglie di sbarramento; la mancanza di meccanismi per garantire il rapporto tra elettore ed eletto”. Sel infine fa sapere chiaramente con il suo leader Nichi Vendola che “se il testo dell’accordo arriva in Parlamento così come è stato presentato noi voteremo contro”, anche se poi aggiunge che per lui Renzi è un potenziale alleato elettorale. 

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