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ROMA – Nella capitale si preannuncia l’ ennesima giornata afosa, ma non è un giorno come un altro, almeno non per il timido Giacomo, è il giorno del suo esame orale di terza media. Attorno a questo esame, più temuto dalla madre che dal figlio, viviamo un’ intera giornata con una famiglia, che non ha poi nulla di particolare.

Una famiglia come tante, impegnata, distante, che non comunica, che non si conosce. Ettore, il padre, è una figura evanescente. Beniamino della figlia, è un artista, o almeno, si professa tale. Completamente distratto, non si rende conto di ciò che lo circonda, il suo ego smisurato non contempla la possibilità di ascoltare gli altri. Lara, una madre apprensiva, impegnata nella sua carriera. Tenta in ogni modo di conciliare famiglia  e lavoro, e non sempre ci riesce, creando ansia nel prossimo, quasi a scaricarsi nell’ aggravare gli altri. Emma, la sorella idealista, ventenne è forse più presente di quanto non lo siano i genitori, consiglia ed ama il fratello, incoraggiandolo a staccarsi dalla madre, ma soprattutto a pensare solo con la sua testa.

Sullo sfondo di Roma i quattro si incontrano, quasi sempre a coppie, per scambi, discorsi mordi e fuggi, nessuno ha tempo, nessuno concede tempo all’ altro. Poche ore di felicità, per festeggiare l’ esame del piccolo di casa, non possono aggiustare anni di silenzi e rancori nascosti. E’ un film che non trasmette, non c’ è empatia con nessun personaggio. Sono tutti troppo costruiti, troppo etichettati, troppo scontati. Vengono presentati e viene messo loro un cartello al collo. Hanno dei ruoli fissi, da cui non escono, come se nella vita reale, perchè è questa che il regista voleva descrivere, ognuno avesse un solo ruolo, e non uscisse mai.

L’ ingegnera severa, che non viene mai incontro a nessuno e con una, non troppo, leggera nevrosi. La figlia che adora a punto il padre da odiare la madre,  vede la figura paterna perfetta e incapace di sbagliare. Il padre è un essere inutile. Non conosce responsabilità nè sa portare a termine un minimo impegno. Un moderno Peter Pan, tutto è un gioco, tutto si rivolse con un bacio o una carezza. Il bambino è serio, troppo serio, piegato come un novello Atlante.  Forse il personaggio più simpatico, e con meno pretese cinematografiche, è quello della zia, che cerca in qualche modo di portare un briciolo di calma in un giorno tanto nevrotico.

Milena Vukotic recita un cameo, ma il suo personaggio le calza a pennello, facendo sorridere lo spettatore. La sceneggiatura è gradevole, la regia un pò lenta, stenta a decollare e non atterra mai.

 

Noi 4, dal regista di Scialla, Francesco Bruni.

Cast:

Fabrizio Gifuni

Ksenia Rappoport

Lucrezia Guidone

Francesco Bracci Testasecca

Raffaella Lebbroni

Milena Vukotic

Gianluca Gobbi

Giulia Li Zhu Ye

Noi 4 – Trailer

 

 

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