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ROMA- Si è svolta oggi a Roma la manifestazione nazionale dell’USB contro la Spending Review. Da Palazzo Vidoni, sede del Dipartimento della Funzione Pubblica, un grande e colorato corteo si è mosso verso Montecitorio per andare a dire al Governo e al Parlamento che il Paese respinge le manovre imposte dal governo.

Le manovre del governo Renzi sulla Spending Review non riguardano solo i lavoratori del pubblico impiego ma riguardano tutti noi- affermano i lavoratori dell’Unione Sindacale di Base presenti oggi alla manifestazione.

Con la Spending Review si cancella in sostanza il concetto dello stato erogatore di servizi pubblici.

“Tutti i servizi pubblici come la scuola, trasporti, l’assistenza all’infanzia, ai disabili, agli anziani, i servizi come luce, gas, acqua, farmacie, tanto per citarne alcuni, sono il nostro reddito indiretto. A farne le spese oltre ai lavoratori direttamente interessati e colpiti dalla scure saremo tutti come cittadini utilizzatori di quei servizi essenziali! ” Continuano i lavoratori

E mentre nel resto d’Europa s’investe in servizi sociali e nella pubblica amministrazione, in Italia si taglia e si procede verso le privatizzazioni. La giustificazione è privatizzarle in modo da destinare il ricavato alla riduzione del debito pubblico.

Peccato che il paese è già stato interessato da enormi processi di privatizzazione in cui a farne le spese sono stati i lavoratori e i cittadini. In nome del “privato è bello” si sono distrutti migliaia di posti di lavoro a discapito delle tariffe e del servizio che è peggiorato.

Dll’Alfa Romeo, alla Telecom all’ALITALIA l’unico risultato delle privatizzazioni, a fronte di speculazioni fortunate per gli imprenditori, è stato le migliaia di licenziamenti e bilanci comunque negativi .

 L’operazione sulle privatizzazioni appare più che altro operata per dare ossigeno e soccorrere il sistema produttivo e finanziario italiano che non è in grado di competere a livello internazionale.

 Significativi gli interventi che si sono alternati gli interventi dei lavoratori del pubblico impiego, dei trasporti, del commercio, dei precari che a gran voce hanno urlato “Se Renzi è la risposta, è la domanda che è sbagliata”.

 

 

Foto di Giuseppe Matese

 

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