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ROMA – Proveniente dalla narrativa, dalla fotografia e dalla satira, Maurizio Semplice, da diverso tempo ha iniziato a dedicarsi alla produzione di oggetti dal significato “straniante”. Con un balzo semiotico, molto simile a quello del suo humour letterario, ottiene uno stravolgimento di senso e di significato, che sposta l’attenzione; niente nelle sue operazioni è quello che sembra, gli oggetti stravolgono il proprio ruolo e negano la propria utilità, incanalandosi, con cadenza dialettica, in tutt’altro significato e discorso.

L’esposizione proposta è infatti un esperimento in continua evoluzione, un work in progress senza il peso del “work”, una sorta di gioco, un prolungamento della letteratura con altri mezzi, un tentativo di scrivere aforismi in forma di oggetti e dare corpo all’ambizione ultima di ogni umorista; far sorridere con le cose. Il che equivale, a prelevare alcuni oggetti dal quotidiano e riproporli, completamente de-contestualizzati, trasformanti in concetti. 
Narrare “una cosa”, quindi, in maniera differente, ri-scrivendola e ri-formulandola. 

Veniamo infatti a trovarci in un territorio a cavallo tra il ready made e l’object trouvé, tra passaggi e trascorsi che non contemplano più le qualità formali delle cose in sé, ma le  idee dalle quali esse scaturiscono.
Oggetti, concetti, storie, stati d’animo legati dal filo conduttore e dominante dell’ironia e spesso anche del sarcasmo. Cose che, in un procedimento di carattere manipolatorio, vengono riformulate nei loro richiami, sia formali che concettuali, per divenire infine “altre”, vale a dire “nuovi oggetti significanti”, resi inservibili proprio poiché investiti di nuovi significati.
Smaterializzazione attraverso l’arte e continua rigenerazione; gioco e ironia. Omaggio a Duchamp e Groucho Marx, a Flaiano e Manganelli. 

In questa chiave, l’autore propone di servirsi della comunicazione artistica per approfondirne il carattere interpretativo e conoscitivo arricchito e in questo caso, soccorso, dall’ironia. Ironia intesa come attitudine dello spirito, movimento veloce intorno all’oggetto o alla situazione, circumnavigazione, repentino viaggio. Ironia per poter osservare le cose in tutta la loro ampiezza attraverso punti di vista usualmente ignorati. Ironia per ricavare, alla fine del viaggio, quante più visioni possibili. 

L’arte diviene così uno strumento conoscitivo con poteri uguali e contrari al pensiero logico e l’oggetto come opera d’arte, viene ricomposto attraverso l’immaginazione che lo trasporta in un altro luogo attraverso perdita di specificità, ulteriori acquisizioni, punti di vista differenti. Arte quindi come ulteriore occasione di conoscenza, come illimitata possibilità di percezioni, ascolto, linguaggi e significati. 

Arte come esercizio di libertà.

Dal 19 al 21 aprile 2014 – Galleria Ginori Conti 8 
via Ginori Conti 8, Trevignano Romano (RM)

inaugurazione sabato 19 aprile 2014 ore 17.30

 

L’autore
Maurizio Semplice nasce a Roma nel 1960.
Laureato in filosofia, esperto di comunicazione multimediale. Ha pubblicato racconti, poesie e romanzi brevi (ed. Il Ventaglio, Giorgio Lucas Editore, Nuovi argomenti, Terra, Il Manifesto). Ha realizzato esposizioni di fotografia, rassegne di umorismo e satira, condotto diversi workshop di scrittura creativa.
Dal 2005 si dedica, attraverso una ricerca personale, all’arte concettuale con creazione di lavori e installazioni che hanno principalmente come tema la relazione tra oggetto, parola e immagine in termini logici e semiotici.

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