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MOSCA- E’ partito questa mattina da Mosca un convoglio composto da 280 camion, carichi di aiuti di emergenzaa favore delle popolazioni dell’Ucraina orientale, travolta dal conflitto tra forze governative di Kiev e ribelli separatisti, malgrado i moniti americani. 

La Russia ha dunque intrapreso la discussa missione a carattere presuntamente umanitario. Per giungere a destinazione dovrà percorrere un migliaio di chilometri in direzione sud-ovest, e impiegherà un paio di giorni. “È stato tutto concordato con l’Ucraina», ha assicurato Dmitry Peskov, portavoce del presidente Vladimir Putin, replicando indirettamente a Barack Obama, che aveva definito «inaccettabile» qualsiasi intervento russo di natura diversa e privo del consenso ucraino.

“Il convoglio consegnerà circa 2.000 tonnellate di aiuti umanitari, raccolti dai moscoviti e dagli abitanti della regione di Mosca per la gente dell’Ucraina orientale», ha dichiarato il portavoce dall’amministrazione regionale di Mosca. La colonna di camion trasporta: 400 tonnellate di cereali, 100 tonnellate di zucchero, 62 di cibo per bambini, 54 tonnellate di prodotti e attrezzature medico-sanitari, dodicimila sacchi a pelo e 69 generatori elettrici portatili. L’iniziativa arriva all’indomani dello scambio di telefonate e dichiarazioni tra Mosca, Kiev, Usa e Unione Europea sull’idea del Cremlino di avviare un’urgente operazione umanitaria nelle regioni orientali dell’Ucraina.

L’Ue ha messo in guardia Putin dall’intraprendere qualsiasi azione nell’Est, «sotto qualsiasi pretesto». La Russia, dal canto suo, ha risposto di avere raggiunto un accordo con il governo di Kiev e di essere pronta a inviare, sotto l’egida della Croce Rossa Internazionale, un convoglio umanitario. Tuttavia, secondo quanto riferisce la Bbc, oggi i rappresentanti della Croce rossa hanno detto di non avere alcuna informazione sul contenuto del convoglio, condizione in base alla quale l’organizzazione avrebbe potuto autorizzare la missione.

 

Il convoglio sarà scortato comunque da rappresentanti dell’Osce, l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa che ha già assolto compiti di mediazione e di monitoraggio dell’andamento del conflitto. L’organizzazione assistenziale ieri aveva fatto sapere di aver sottoposto ai due governi interessati il protocollo da seguire, aggiungendo di voler disporre di un’intesa certa così come di precise garanzie di sicurezza, non servendosi di proprie scorte armate. “I dettagli pratici dell’iniziativa debbono essere chiariti prima che possa procedere”, aveva puntualizzato Laurent Corbaz, responsabile operativo per l’Europa e l’Asia centrale. 

Ieri il segretario generale della Nato Anders Fogh Rasmussen ha avvertito che Mosca potrebbe usare eventuali missioni umanitarie come copertura per operazioni militari. “Vediamo che i russi sviluppano la narrativa e il pretesto per un’operazione di questo genere sotto le spoglie di una missione umanitaria e vediamo un accumulo di truppe che potrebbe condurre a una tale operazione illegale in Ucraina”.

 

Dal canto loro anche il presidente americano Obama e il premier italiano Matteo Renzi hanno sottolineato che la missione umanitaria russa in Ucraina può attuarsi «solo con il consenso formale e l’autorizzazione» di Kiev. «Qualsiasi passo russo non in linea con queste condizioni», si legge in una nota della Casa Bianca, «sarebbe inaccettabile, violerebbe la legalità internazionale e condurrebbe all’emanazione di ulteriori sanzioni» contro Mosca. 

L’intera operazione rimane tuttavia avvolta da una certa nebulosità, e l’ostilità dell’Occidente resta palese.

 

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