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Joe Cocker si è arreso dopo una lunga battaglia per un cancro ai polmoni

MILANO – Joe Cocker, il “leone di Sheffield”, uno dei più grandi cantanti e interpreti del blues si è spento nel suo ranch di Crawford, in Colorado, dopo aver lottato strenuamente contro una gravissima forma di cancro ai polmoni. Aveva da pochi mesi compiuto 70 anni e tutto il mondo lo ricorderà per la sua inconfondibile voce, per la sua straordinaria grinta e per il suo incredibile feeling durante le esibizioni live.

Il cantante inglese è stato l’unico che ha “migliorato” una bellissima canzone dei Beatles (With a little help from my friends), con una interpretazione sanguigna, grintosa, resa immortale al festival di Woodstock nel 1969. Nel più grande raduno della storia del rock, Joe Cocker ha cantato, sotto l’evidente effetto dell’Lsd, una straordinaria versione blues del brano di Lennon-McCarthy, con una partecipazione emotiva e fisica irripetibile, insuperabile.

Joe Cocker nasce a Sheffield, fumosa e grigia città industriale inglese, il 20 maggio del 1944. Inizia la sua carriera musicale nella sua città natale, all’età di 15 anni; la sua prima band è gli Avengers (con il nome di Vance Arnold), seguita dai Big Blues (1963), e infine The Grease Band (1966). Il suo primo singolo è la cover dei Beatles “I’ll Cry Instead”, dall’album “A Hard Day’s Night”.

Dopo un qualche successo in Gran Bretagna con il singolo “Marjorine”, la sua fama esplode con la sua versione di “With a Little Help from My Friends”, un’altra cover beatlesiana stavolta dall’album “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band”. Questa versione, con Jimmy Page alla chitarra solista, diviene prima nelle classifiche inglesi per una settimana nel novembre 1968.

Nel 1969 canta a Woodstock, e la sua interpretazione del brano di Leon Russell “Delta Lady “è un nuovo successo. Continua la sua serie di cover dei Beatles nel 1970 con una versione di “She Came In Through the Bathroom Window” dall’album “Abbey Road”. Mentre il suo successo in Gran Bretagna comincia a scemare, entra nelle classifiche statunitensi con “Cry Me a River e Feelin’ Alright”; nel 1970, la sua versione live di “The Letter” dei Box Tops, che appare nell’album dal vivo “Mad Dogs & Englishmen”, è il primo hit che raggiunge la Top Ten Usa.

Nel 1969 appare all’Ed Sullivan Show. La sua interpretazione ha spesso un’intensità fisica, spesso presa in giro da John Belushi nei suoi spettacoli: al Saturday Night Live ci fu anche un duetto improvvisato tra di loro, in una puntata in cui Cocker era ospite.

All’inizio degli anni settanta la sua carriera si blocca per una serie di problemi soprattutto legati all’abuso di alcol; Cocker ritorna però prepotentemente a scalare le classifiche nella seconda metà degli anni ottanta, con la sua versione di You Can Leave Your Hat On, scritta da Randy Newman, dal film “9 settimane e ½”. È di inizio decennio però il duetto “Up Where We Belong”, (brano scritto da Buffy Sainte-Marie e Will Jennings) e cantato con Jennifer Warnes dal film “Ufficiale e gentiluomo”; Oscar per la miglior canzone); più in là nel tempo arriveranno “Unchain My Heart”, “When the Night Comes”, “N’oubliez jamais” e un duetto con Eros Ramazzotti realizzato nel 1998, “That’s All I Need to Know”, inserito nell’album live Eros live.

Nel settembre 2010 viene invitato a I migliori anni, presentato da Carlo Conti. Cocker ha inciso un nuovo album Hard Knocks in uscita il 5 ottobre 2010. Il disco, il primo di inediti dopo otto anni, è prodotto da Matt Serletic, già al lavoro con Carlos Santana e Matchbox Twenty. L’interprete inglese lo ha presentato il 14 novembre 2010 al Palasharp di Milano, durante l’unica tappa italiana del suo tour europeo autunnale. Il suo ultimo album è “Fire it up live”, pubblicato nel 2013.

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