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Nel 1984 usciva lo splendido live del trombettista registrato al celebre locale di Milano

“Tempo fa ho cominciato a scrivere una biografia.  Ma scrivendo mi sono reso conto che nessuno mai mi crederebbe”  (Chet Baker)

Il luogo, la musica

Il Capolinea è stato uno dei più celebri e prestigiosi locali di jazz del nostro Paese. Chiamato in quel modo per essere vicino al capolinea del tram “19” in piazzale Negrelli a Milano sul Naviglio Grande, fu fondato da Giorgio Vanni nel 1968. Nel corso della sua storia è divenuto uno dei luoghi ‘cult’ dei migliori jazzisti come Dizzy Gillespie, Art Blakey, Woody Herman, Steve Lacy, Chick Corea, Franco Cerri, Enrico Rava, Larry Nocella e Gianni Basso solo per citare i più famosi. Nel novembre del 1999 a seguito di un incendio e problemi economici chiuse definitivamente i battenti. L’epoca d’oro del jazz in Italia era tramontata. Nel 1983 questo luogo leggendario ospitò un memorabile concerto di uno dei più grandi interpreti del jazz di sempre: il trombettista statunitense Chet Baker. Da quella storica performance nacque il live “At Capolinea”, una delle testimonianze più rappresentative e significative della carriera di questo musicista geniale e tormentato.

At Capolinea, una superstar della tromba

Chet Baker è stato sempre molto legato al nostro Paese, sia per un profondo amore degli italiani per la sua musica e sia per drammatici fatti di cronaca, di vita vissuta all’insegna dell’eccesso e della trasgressione. Il trombettista di Yale nel corso della sua carriera ha suonato con molti musicisti del “Bel Paese”: Enrico Pieranunzi, Enrico Rava, Franco Cerri e tanti altri. All’inizio degli anni ’60 durante una delle sue lunghe frequentazioni in Italia, fu arrestato e tradotto nel carcere di Lucca per possesso di droga.  In seguito fu espulso dalla Gran Bretagna e dalla Germania per i medesimi e gravi problemi con gli stupefacenti. Negli anni Ottanta tornò spesso a suonare nel nostro Paese che contribuì in gran parte alla ‘resurrezione’ dell’ultima fase della sua carriera professionale. Nell’ottobre del 1983 suonò al Capolinea di Milano in quello che fu considerato uno dei suoi migliori concerti di sempre.

In quel periodo Chet Baker suonava spesso con un gruppo di altissimo livello: Nicola Stilo alla chitarra classica e al flauto, Diana Varvra al sassofono soprano, Michel Graillier al pianoforte, Riccardo dal Frà al contrabbasso e Leo Mitchell alla batteria. In questo album è contenuta una delle versioni più straordinarie di “Estate”, un vero e proprio evergreen italiano scritto da Bruno Martino.

La tromba sofferente ed emozionale di Baker racconta con infinita malinconia la melodia senza tempo che è entrata nell’immaginario collettivo del jazz mondiale. Poi ci sono tre composizioni del chitarrista Nicola Stilo, una del pianista Michael Graillier e una del trombonista J.J. Johnson.

Nella storia del jazz Chet Baker ha occupato un posto estremamente significativo: è stato caposcuola irripetibile e inimitabile. Il fraseggio unico, il suono struggente e la cifra malinconica e tragica della sua vita, ha lasciato un segno indelebile. Si formò musicalmente negli anni ’40 e s’impose nel decennio successivo insieme a due altri protagonisti assoluti della tromba: Miles Davis e Clifford Brown.

“At Capolinea” è una delle testimonianze più fulgide del genio musicale di Chet Baker. Una sorta di testamento esistenziale e artistico che si concluse tragicamente a Amsterdam il 13 maggio del 1988.

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