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ROMA – L’aveva detto il leader della sinistra greca Alexis Tsipras, che questa sarebbe stata una giornata storica.

E infatti lo è stata davvero. Il vento, anzi lo tsunami di Syriza ha sommerso il cinismo della troika, ha abbattuto i muri dell’indifferenza di una politica supina ai poteri forti e ha scardinato le porte delle banche assetate di denaro. Lo sanno bene i cittadini greci che non hanno esitato un attimo dentro le cabine elettorali a scegliere un’alternativa alla drammatica crisi economica e allo stato di austerity che subiscono ogni giorno nel silenzio della disperazione.

Insomma, ora le cose cambieranno per forza. Tsipras ce l’ha fatta e non solo in Grecia, dove potrebbe guadagnare la maggioranza assoluta volando verso il 37% – almeno stando alle prime proiezioni dopo le elezioni nel Paese – . Ma ha dato la fiducia anche a chi, guardando a quel paese sinonimo di civiltà e cultura, pensava che una sana resistenza democratica fosse cosa del passato.

Lo sa bene la Banca Centrale Europea, dove il clima non è certo dei migliori. Lo sanno benissimo i banchieri che questo cambiamento politico avrà un effetto domino anche nel resto di quell’Europa che soffre e che quotidianamente viene messa sull’altare dei sacrifici per accontentare i parametri di un’Europa economica che invece di unire ha disgregato. D’altra parte c’era da aspettarsela una reazione così forte e decisa, si è tirata troppo la corda senza preoccuparsi delle conseguenze, mentre il popolo greco precipitava nel baratro.
Anche il Presidente Bundesbank, quasi volesse far sentire la voce grossa, ora si dice preoccupato: “Ora Atene rispetti gli impegni, – ha detto – le riforme sono nel loro interesse. E’ nell’interesse del governo greco fare le riforme necessarie per risolvere i suoi problemi strutturali”. Parole al vento, sulle quali Tsipras ha già replicato chiedendo la rinegozazione del debito.

E mentre la Grecia festeggia, anche in Italia arriva il vento Tsipras. Oggi alla tre giorni organizzata da Sel, la Human Factor, si sono fatte sentire anche le anime delle sinistre radicali, quelle che dopo il 2008 e l’esperienza Prodi sembravano scomparse. Perfino la minoranza del Partito Democratico sembra essersi accorta le troppe differenza dentro il partito in cui militano.

Insomma il segnale dalla Grecia è chiaro e forte, è necessario ricompattare una opposizione contro le banche centrali, la troika con le sue disastrose politiche economiche, purchè la strada sia intrapresa con unità d’intenti, senza scontri ideologici. Monti, Letta e Renzi ormai rappresentano la faccia di una stessa medaglia. E questo non è più accettabile.

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