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ROMA – La sceneggiata della nomina del Presidente della Repubblica è finalmente terminata. Matteo Renzi sarà soddisfatto delle sue capacità da seduttore della politica. Il presidente del Consiglio, non eletto dal popolo, è riuscito così a far “man Bassa” anche al Quirinale. Nulla da eccepire sul nome di Mattarella, ma sul metodo sì.  

Renzi ha portato il suo candidato e l’ha fatto eleggere in nome della riunificazione di una sinistra che non c’è. Inutile fare allusioni a Tsipras. Prima c’era cascata Forza Italia con tutte le scarpe e ora dentro  il sacco è finita anche la sinistra “radicale”. Altro che ampia convergenza come dettato della Costituzione italiana. Renzi ha dato l’ennesima prova di non guardare in faccia nessuno, proprio nessuno. Abbiamo assisititio ai penosi giochetti di potere, in cui tutti sembravano essere d’accordo con nessuno, tra annunci di rotture e sodalizi improvvisati pur di trovare l’intesa del secolo e reclamare così ancora una volta la propria supremazia politica. Qui non c’entra più centro destra o centro sinistra, sono le abilità camaleontiche le carte vincenti.

Il Capo dello Stato doveva essere una figura a rappresentazione di tutto l’emiciclo, di tutti gli italiani, nessuno escluso. Ma questi giochi fanno intendere esattamente il contrario, un vero e proprio gioco che sancisce una vittoria. Eppure tirando le somme di questi ultimi due anni l’epilogo sperato non c’è stato. Era stato chiesto a Giorgio Napolitano di prorogare la sua carica in modo che un governo, quello di Renzi, potesse avviare le riforme necessarie al Paese, in primis quella elettorale, per ritornare alle urne e far scegliere agli italiani.

Invece, Napolitano se n’è andato prima del previsto. Ha lasciato e ora abbiamo già il successore. Peccato, tuttavia, che la situazione sia rimasta pressocchè immutata. E peccato che la situazione socio economica del Paese raffiguri esattamente il dramma a cui assistiamo. E’ saltato anche il patto del Nazareno, il sodalizio con Silvio Berlusconi che era servito a Renzi per annunciare, a parole, soprattutto la riforma elettorale tanto attesa. Non è stato un bello spettacolo.

Il vento del cambiamento tanto annunciato da Renzi, non c’è. Anzi, a guardare le cose così viene da pensare che per certi versi la prima Repubblica era per lo meno più discreta. Anche per questo i giovani se ne vanno da questo Paese.

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