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ROMA – Più ci si avvicina al prossimo week-end e più ci si rende conto della sua importanza strategica per il futuro del governo e del berlusconismo. Lunedì sera, ad urne chiuse e a scrutini in corso, gli italiani sapranno qual è il destino prossimo del Cavaliere. È questo, infatti, il significato che lo stesso Silvio Berlusconi ha voluto assegnare alle elezioni amministrative milanesi e alla possibilità che Letizia Moratti sia eletta primo cittadino per la seconda volta senza scontrarsi in un ballottaggio molto incerto con Giuliano Pisapia.

LA SCOMMESSA. Il premier ha di fatto bloccato qualsiasi altra attività che non sia quella di supportare una vittoria netta e certa, che sarà interpretata come un lasciapassare, per quanto espresso soltanto dai milanesi, per riformattare l’ordinamento giudiziario e approntare tutti gli strumenti per evitare qualsiasi processo in corso. Quanto sia legittimo affidare ad elezioni amministrative, per quanto importanti, le sorti del Paese può essere chiaro a chiunque ancora ragioni con la propria testa. Ma questo – e molto altro – è il berlusconismo che sta vivendo il momento più difficile della sua esistenza.

IL LEGAME CON BOSSI. Oramai Berlusconi ha davanti a sé la prospettiva concreta di una lacerazione con la Lega. Il partito di Bossi ha rinforzato il suo realismo estremo e non passa giorno senza rimarcare le distanze che lo separano dal ramo di azienda del magnate di Arcore. Di più: ieri il “senatùr” ha addirittura esclamato: “Diciamo la verità, la Lega ha quasi in mano il Paese: Berlusconi può fare, ma deve avere l’accordo della Lega”. Ed ha pienamente ragione. L’attuale maggioranza è impensabile senza il cemento leghista, che ha un potere molto simile a quello che esprimeva il Craxi negli anni Ottanta del secolo scorso, pur avendo meno voti (il Psi aveva il 13%, la Lega delle ultime elezioni politiche supera di poco l’8%), dando per scontato che i cosiddetti “Responsabili” sono un gruppo che si frantumerà alla prima onda di piena. Bossi furbescamente si è chiamato fuori dal risultato elettorale milanese. Se andrà male, la colpa sarà della leadership fiaccata di Berlusconi. Se invece andrà bene, risulteranno determinanti i voti dei leghisti.

LA SPALLATA AI GIUDICI. Ma anche il disegno del Caimano è chiaro. Messo alle strette soprattutto nel processo Mills (non bisogna dimenticare che il legale inglese è stato già condannato in via definitiva per corruzione) e per quello sulla minorenne Ruby, egli si gioca tutta la partita sui Navigli. Per questo motivo ogni suo comizio è violentemente diretto alla distruzione morale dei pubblici ministeri meneghini. Se i milanesi lo voteranno in massa, egli interpreterà il risultato come un’adesione convinta ai suoi proclami. Ovviamente se ciò non avverrà, farà sempre in tempo a restituire alla tornata elettorale il suo naturale significato locale.

BERSANI: “CON IL CONTRATTO CON GLI ITALIANI HA FATTO I SOLDI”. Il leader democratico non ha perso occasione per “celebrare” il decennale del famoso contratto con gli italiani, che Berlusconi stipulò nel salotto di Bruno Vespa e che non ha mai onorato. “Ieri ricorreva il decennale del contratto fra Berlusconi e gli italiani. È l’anno decimo dell’epoca Berlusconi. Che cosa abbiamo portato a casa di quel contratto?” si è chiesto Bersani, che poi ha aggiunto: “Il contratto è venuto meno e nel frattempo lui ha fatto i soldi e ha salvato la pellaccia. Ma il nuovo notaio, stavolta, saranno gli elettori”.

GRIMALDELLO PISAPIA. L’avvocato, già autorevole esponente di Rifondazione comunista e trionfatore delle primarie milanesi, potrebbe diventare un vero e proprio grimaldello per scassinare la cassaforte berlusconiana. Gli auspici non mancano: un pezzo del mondo finanziario si è schierato con lui, come Piero Bassetti e Alessandro Profumo, così come parte della famiglia Moratti. Se Pisapia dovesse riuscirci, sarà necessario costruirgli in gran fretta un monumento. Imperituro.

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