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il kalashnikov trovato nel Suv a roma

ROMA – Puntuale, è caduta nel nord della Siria la massiccia (?) risposta della Francia in armi alla strage di Parigi.

Da Parigi con amore, era scritto sulle bombe piovute sulla roccaforte dell’Is. Ben 20 ordigni, lanciati da 12 jet su 17 obiettivi in 30 raid, comunica la Defènse spiegando che gli aerei sono partiti dalle basi in Giordania e dagli Emirati dove da un anno si bombardano ripetutamente gli obiettivi del califfato in Iraq e da un paio di mesi in Siria, con risultati ampiamente risibili. A Raqqa, invece, sarebbero stati colpiti centri di comando, di reclutamento e depositi, il tutto ovviamente in accordo e coordinazione con i partner statunitensi, sottolinea il ministro Jean-Yves Le Drian. E già i numeri non tornano, ma nessuno dei big journalist che si periti di commentare simili sparacchiature. Lo fa l’agenzia jiadhista Amaq – non poteva mancare nel media corporate dell’Is – che a caldo comunica: “nelle zone colpite non si trovavano nostri miliziani e al termine dei raid non registriamo né morti né feriti”. La popolazione a Raqqa vive in uno stato di terrore dopo l’aumento degli attacchi aerei, sottolineano di suo da al Jazeera, l’emittente qatariota finanziata coi soldi sauditi. Gli stessi che pagano, tanto per dire, i pick up Toyota dell’Is (meglio, Us).

Così, la risposta durissima e senza pietà minacciata da Hollande si concretizza in una ventina di bombette sganciate un po’ a casaccio sulla capitale del califfato, in attesa che la portaerei Charles de Gaulle salpi da Tolone, mercoledì, per le coste siriane. E aggiungersi alle omologhe Usa, russa e cinese per aumentare il potenziale di fuoco della coalizione bipolare che sulla pelle dei siriani fa le prove di guerra mondiale in nome della lotta al terrorismo. Viene da chiedersi se la mira dei bombardieri francesi – gli ottimi Rafale e Mirage – non sia così buona, o se la proclamata fermezza non sia che un’altra operazione di facciata in attesa di alzare il tiro su Damasco, più che sul califfato. Coi turchi a rilanciare la no fly zone del nord per meglio sparecchiare i curdi. Gli unici che l’Is-Us lo combattono non solo a parole. Come i provatissimi contingenti di Assad e i russi che nelle stesse ore dei raid francesi hanno iniziato un massiccio attacco elicotteristico a sostegno degli hezbollah anti Us-Is nel Golan, con una certa apprensione degli israeliani.

E mentre in casa di Assad ognuno combatte la sua guerra, in attesa di fare del capro espiatorio siriano l’epicentro del nuovo 11 settembre europeo, sul fronte interno si registrano le prime cariche della polizia sulla folla antislamica a Metz e Lille (dell’incendio ai baraccati di Calais, la notte delle stragi, già nessuno parla più), mentre proseguono blitz e ondate di arresti tra la Francia e il Belgio, via di fuga degli scampati terroristi. Dove il superlatitante numero uno, tale Salah Abdeslam, parrebbe sotto assedio a Bruxelles in un palazzo dove si sarebbe nascosto, dopo essere stato fermato e rilasciato alla frontiera, sabato, non senza aver lasciato in macchina tre kalashnikov usati nelle stragi. Chissà se anche stavolta le teste di cuoio chiuderanno la bocca a chi sa molte cose, non solo come realizzare le cinture esplosive con cui i suoi sette compagni si sono fatti esplodere. Intanto s’è ritrovato, miracolosamente intatto, il passaporto (siriano) accanto (nota bene) al corpo di uno degli attentatori che si sono fatti saltare al bar dello stadio, dopo aver tentato di raggiungere Hollande asserragliato all’interno. Chi mai andrebbe a far saltare il presidente senza passaporto, parbleu?

Tra i non pochi sfondapiedi di una tragedia vera, assume i toni della gag la vicenda del suv coi suoi bei kalashnikov in bellavista – armi giocattolo, stavolta, le potete richiedete su Amazon con meno di 15 euro – placcato dall’antiterrorimo a corso Vittorio, nel centro di Roma. Sulla via che mena al Vaticano, inutile dirlo. Ballon d’essai o mera dimenticanza? Il proprietario e due suoi amici sono stati denunciati. Padri d’ogni bébé, siete avvisati: controllate bene di non lasciare qualche pistolina nell’auto, a rischio di farvela brillare. Ma la più tragicamente esilarante è nel panico che ha travolto gli assiepati alla veglia in place de la Republique, alla diffusione dell’ennesimo procurato allarme. A farne le spese, lumini e fiori in memoria delle vittime. Allons enfants, à la guerre comme à la guerre. Prima d’urlare alla guerra santa e alla crociata del 13 novembre, è bene sapere chi dovrà farla.

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