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Nella giornata di ieri la Questura di Roma, dopo aver garantito per diversi giorni il regolare svolgimento del corteo, ha bruscamente interrotto le trattative riguardanti la mobilitazione studentesca romana, promossa nella città dall’Assemblea dei Coordinamenti Studenteschi Romani, dove vi è presente l’Unione degli Studenti, in contemporanea con cinquanta piazze in Italia e centinaia di mobilitazioni in tutta Europa lanciate dalla Rete della Conoscenza  (network promosso dall’Unione degli Studenti e da LInk Coordinamento Universitario).

La motivazione addotta sarebbe quella del rafforzamento delle misure antiterrorismo: ancora una volta le mobilitazioni sociali sono trattate come una questione di ordine pubblico, con un’inaccettabile limitazione dei diritti costituzionali.

ROMA – “La decisione della Questura di Roma, arrivata solamente ieri in tarda mattinata, non ha precedenti nella storia recente delle mobilitazioni studentesche nel nostro Paese” – dichiara Danilo Lampis, coordinatore nazionale dell’Unione degli Studenti – “ed è un evento molto grave del quale dovranno rispondere i diretti responsabili, ma anche le forze politiche. E’ infatti inammissibile, a prescindere dalla motivazione addotta, ridurre gli spazi di democrazia in questo Paese a partire dalla libertà di manifestazione. La mobilitazione di oggi intende porre all’ordine del giorno alcune emergenze che attraversano il nostro Paese, dal diritto allo studio al welfare per arrivare al lavoro e all’ambiente. Non accettiamo che questi temi siano ridotti a una mera questione di ordine pubblico”.

“Oggi in tutta Italia e in Europa manifestiamo anche perché riteniamo che vada costruita una democrazia sostanziale, e non solo formale” – aggiunge Riccardo Laterza, portavoce nazionale della Rete della Conoscenza – “ed è per questo che riteniamo, a maggior ragione alla luce dei tragici fatti di Parigi, che nella nostra società sia necessaria più inclusione sociale, più contaminazione culturale, più partecipazione e che non ci debba essere spazio per la repressione. La decisione della Questura di Roma va esattamente nella direzione opposta e segnala, per l’ennesima volta, un’inaccettabile ingerenza delle forze di polizia nella gestione di questioni che dovrebbero essere politiche”.

“Pare che la retorica delle libertà occidentali si fermi alle porte della Questura di Roma” – concludono gli studenti nella nota – “e per questo chiederemo conto al Governo e alle forze politiche di questa decisione inaccettabile e senza precedenti in tutte le sedi opportune. Continueremo altresì a organizzarci e mobilitarci nelle scuole, nelle università e nelle città anche per ribadire la necessità di riconoscere realmente i diritti sociali e politici a tutte e a tutti”.

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