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ROMA – L’immortale Giulio Andreotti era il convitato di pietra ieri ad Arcore all’incontro fra lo stato maggiore della Lega con Silvio Berlusconi, a seguito del quale è stato inviato all’aperto l’Angelino per dire ai giornalisti che “va tutto bene, il rapporto fra Pdl e Lega è solido. Il Governo ha operato bene e durerà fino al 2013 per portare a termine le riforme”. Non era successo assolutamente nulla, se non il fatto che il premier si era trovato d’accordo con il capataz padano nel ribadire la necessità di “tirare a campare, che è sempre meglio che tirare le cuoia”.

TREMONTI IRREMOVIBILE. Messo alle strette, il superministro economico ha rispedito al mittente qualsiasi riforma del fisco. “Adesso non è possibile” ha ribadito, mentre il magnate di Arcore si mangiucchiava le unghie e l’Umberto ticchettava nervosamente sul sigaro non avendo un mitra a portata di mano (la delegazione leghista era stata perquisita all’entrata, essendoci un divieto assoluto di portare armi e bombe a mano alla riunione). “A settembre vedremo” ha poi aggiunto, istillando nel capo dell’Esecutivo una corda di speranzosa melodia.

LA FARSA DELLE FARSE. Gli attori di questa farsa sono gli stessi che hanno fatto finta di incassare la più grave sconfitta elettorale della loro storia, perdendo il cuore del loro potere economico (Milano) e l’avamposto meridionale delle loro speranze di riscatto (Napoli), asserendo che non era successo niente e che la maggioranza era più forte di prima. Il Governo delle mistificazioni, con i “servi liberi” di Giuliano Ferrara, anzi, ripetono che sono più forti di prima e che adesso entreranno nella storia per le solite epocali riforme berlusconiane.

MA NON È VERO NIENTE. In realtà Berlusconi e la sua maggioranza sono di fronte ad un muro di cemento armato. Le elezioni amministrative e tutti i sondaggi di istituti non pagati dal magnate di Arcore indicano che il distacco fra destra e sinistra è in continuo aumento e non saranno le riforme del Cavaliere, mai realizzate in 18 anni di potere, a convincere del contrario gli italiani. Inoltre, c’è più di una probabilità che gli elettori rifilino alla destra un altro uppercut ai referendum di domenica e lunedì prossimi, che i gerarchi temono, dissimulando la loro paura per un risultato che potrebbe aggiungersi alle robuste prove del loro scollamento dall’elettorato che li mandò al governo nel 2008.

LE FALSITÀ DI PANIZ. Sarà per questa fondata paura che gerarchi come Maurizio Paniz, la testa d’uovo giuridica berlusconiana, propongono argomenti risibili contro l’abrogazione del “decreto Ronchi” sull’acqua: “Se vinceranno i sì, sappiamo che per ammodernare gli impianti le tasse ai cittadini dovranno intervenire con cifre importanti per consentire di acquisire le risorse”. Già, esimio Paniz, mentre affidando ai privati la gestione delle strutture i cittadini non pagherebbero nulla, dato che le società investirebbero capitali di tasca propria senza chiedere alcunché agli utenti. Siamo sempre di fronte alle mistificazioni di questa destra, al travisamento interessato della realtà, alla difesa degli interessi economici dei potentati che, fino ad ora, hanno assistito il berlusconismo. Con i referendum i cittadini possono porre fine a tutto questo.

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