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In questi giorni nelle sale italiane il film di Jean-Pierre Améris, che racconta con luminosa poesia la storia della sordocieca Marie Heurtin 

ROMA – “10 maggio. Oggi ho incontrato un’anima”, sono le parole con cui Suor Marguerite (Isabelle Carré) racconta il primo contatto con Marie Heurtin (Ariana Rivoire), giovane ragazza di fine Ottocento, che viene affidata dai genitori alle cure dell’istituto per sordomuti di Larnay, vicino Poitiers. Silenzi, incomunicabilità, ombra sono tutto ciò che ci si aspetta da un film su una tale tematica, sul racconto di una ragazza che arriva dalle suore di Larnay forastica e selvaggia, che si arrampica sugli alberi come il Barone rampante, ma senza la sua simpatia e la sua disciplina. Noia e lentezza, in definitiva, sono tutto quello che ci si attende da questo film e tutto quello che questo film non è. 

Jean- Pierre Améris ha dato vita a un’opera piena di vita e di luce, con l’aiuto della perfetta fotografia di Virginie Saint Martin, di un montaggio efficace, delle musiche misurate di Sonia Wieder-Atherton, della scenografia curata e credibile di Franck Schwarz Colin-Linard. Movimenti di macchina impeccabili, sottolineature fatte di contrasti, esplosioni di sole e veloci penombre accompagnano l’interpretazione di Isabelle Carré, convincente nella docilità e nella forza del suo personaggio, della protagonista-rivelazione Ariane Rivoire, realmente sorda nella vita, dell’altera eppure umana Brigitte Catillon, nel ruolo della madre superiora.

Ma il film non merita un encomio solo per gli aspetti tecnici. La sua potenza – il sostantivo non è esagerato in questo caso – sta anche nella capacità narrativa di Jean-Pierre Améris, nel respiro congiunto di racconto e metafora, che trasforma la pellicola in un percorso di conoscenza profondo. Grazie all’amore, alle cure e alle vere e proprie soluzioni segniche di Suor Marguerite, Marie Heurtin esce dal suo deserto, valica i confini del buio e del silenzio e si apre alle potenzialità della vita. La protagonista può così esprimere la sua curiosità, sperimentare le possibilità della comunicazione, l’inesplicabile libertà della convenzione linguistica, questo segreto sussurrato tra gli esseri. Anche Suor Marguerite cresce nella sua consapevolezza esistenziale. Destinata a una precoce morte, scopre, grazie alla relazione con Marie, il valore dell’accudimento materno, ma anche l’importanza, a un tempo umana e scientifica, di nuove strategie comunicative destinate a queste anime imprigionate: “20 aprile. Marie mi ha regalato così tanto. Mi ha fatto scoprire un altro mondo che io ignoravo completamente. Un mondo che si tocca. Un mondo dove tutto ciò che è vivo pulsa sotto le dita”.

E infine l’incontro di Marie e Marguerite con il mistero della morte e del distacco. Un nuovo viaggio nel mondo delle emozioni, un’esperienza filosofica e mistica che porta la protagonista a percepire questa nuova dimensione astratta, e per lei sconosciuta, e la coprotagonista a prefigurarsi e dunque a vivere, come una madre è costretta a fare il giorno del parto, il trauma della separazione dalla propria creatura. Sostenuto dalla Lega del filo d’oro, da Cine Deaf e dall’ISSR (Istituto Statale per Sordi di Roma), questo film trasmette e insegna qualcosa di più, qualcosa che va oltre la banalità. Certo, bisogna avere la voglia di andare a cercarlo nelle sale intelligenti che lo proiettano, viste le logiche che guidano il mercato cinematografico. 

Marie Heurtin – Dal buio alla luce di Jean Pierre Ameris”, con Isabelle CarrèBrigitte CatillonAriana Rivoire , in uscita il 3 marzo al cinema.

Il film, distribuito in Italia dalla MEDITERRANEA PRODUCTIONS di Angelo Bassi con il sostegno della LEGA DEL FILO D’ORO, sarà accessibile in sala anche al pubblico sordo e cieco. Infatti grazie al CINEDEAF (Festival Internazionale del Cinema Sordo), alla collaborazione di MovieReading ed alle cooperative BIG BANG e EYES MADE

Marie Heurtin – Dal buio alla luce – Trailer

 

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