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ROMA – La giornata di oggi si è consumata nel peggiore dei modi. Se nel centro destra c’è uno tsunami in vista, nel centro sinistra le cose non vanno tanto meglio.

Evidentemente le sinistre parlano lingue diverse, incomprensibili tra loro. Bersani azzarda aperture verso la Lega, Nichi Vendola lo critica di non saper guardare troppo a sinistra, poi il segretario del Partito Democratico fa marcia indietro dicendo che la sua era una sfida provocatoria. E alla fine tutto sembra aggiustarsi. E’ incredibile: dopo  le amministrative, il referendum, dopo i risultati che hanno fatto assaporare una vittoria diversa dalle altre, perchè partita dal basso, proprio da quel basso che nessuno riusciva a cogliere,  il centro sinistra ci prova, si mette a scherzare sulle possibili alleanze strategiche del dopo Berlusconi. Fa ipotesi, azzarda nuove  aperture in vista del prossimo mercoledì, quando il governo chiederà la fiducia al Parlamento. Eppure non ci vuole molto a trarre le conclusioni, se crediamo di aver registrato l’onda dell’esasperazione che ha portato i cittadini a sbarrare  il “sì” ben quattro volte il 12 e il 13 giugno. Oppure mettersi all’ascolto di quelle persone che proprio  l’altra sera sono saliti su un palco esponendosi in prima persona durante la trasmissione “Tutti in piedi” organizzato dalla Fiom. Denunce che fanno rabbrividire che ci fanno precipitare in un mondo antico dove la mancanza di diritti, di garanzie e di dignità è la regola.

Insomma in un paese allo sfascio, con un berlusconismo devastante che per anni ha completamente sterilizzato  l’humus sociale, rendendolo innocuo alle sofferenze altrui, forse ora qualcosa si sta muovendo e sarebbe opportuno che la sinistra lo percepisse  con grande rispetto e serietà, senza uscire con i giochetti delle quattro carte.

I tempi sono maturi, è inutile negarlo. Il vento del cambiamento è alle porte, per cui questa è un’occasione che non va lasciata cadere. Ma prima di cantar vittoria la sinistra faccia una piccola riflessione, perchè, visto come stanno le cose, è evidente che il popolo del cambiamento non accetterà più le mezze misure a cui sono stati abituati, le cosiddette convenienze, le alleanze di comodo. L’era di Prodi insegna, perchè in quell’epoca la sinistra si è spenta assieme a coloro che hanno tradito i loro elettori, con promesse mai mantenute. Nemmeno ceninaia di migliaia di persone in piazza il 20 ottobre del 2007 furono capaci di far sentire le loro voci nella richiesta di una svolta a sinistra. Ha ragione Vendola quando afferma che il moderatismo è una formula astratta che non significa nulla. L’operaio, il maestro, il medico, il docente, il ricercatore, l’infermiera, l’impiegata pubblica, siano essi precari o aspiranti tali, lottano tutti per riconquistare quel minimo di dignità che è stata cancellata, anche grazie a una sinistra che tale si è professata a parole, per poi prendere strade spesso simili ai loro avversari politici.

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