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ROMA – “I profughi non sono numeri, sono persone: sono volti, nomi, storie”. Il grande gesto del Papa è stato quello d’infilarsi per qualche ora, dentro quelle storie, accanto a quelle persone.

Dopo Lampedusa, Lesbo tornando con il pianto nel cuore e tre famiglie siriane. “Certo, un piccolissimo segno – ha detto – ma anche Madre Teresa diceva che basta una piccola goccia per cambiare il mare”. Un mare che è un cimitero. “Questo è un viaggio triste, è come andare al cimitero. Tanta gente è annegata. Un bambino lo ha disegnato, sono cose che restano tutta la vita” ha ricordato lanciando una corona di alloro nel porto di Mitilene.

Storie. Papa Francesco ha raccontato il dialogo con un giovane profugo musulmano: “Ha due bimbi, sua moglie era cristiana ed è stata sgozzata dai terroristi perché non ha rinunciato alla fede: è una martire. Lui me lo raccontava e piangeva.” E poi quella donna che si è inginocchiata, disperata, e quella bambina. “C’era da piangere”. Accompagnato da due religiosi ortodossi intanto ha offerto un grande esempio di fratellanza religiosa, non solo visitando insieme il viaggio nel dolore, ma firmando congiuntamente un appello contro muri e barriere. Con il patriarca ecumenico e l’arcivescovo ortodosso greco ha chiesto all’opinione mondiale di “non ignorare la colossale crisi umanitaria, che ha avuto origine a causa della diffusione della violenza e del conflitto armato, della persecuzione e del dislocamento di minoranze religiose ed etniche, e dallo sradicamento di famiglie dalle proprie case, in violazione della dignità umana, dei diritti e delle libertà fondamentali dell’uomo”.

Gente che fugge da carestie e guerre. Al Moria Camp c’erano molti afghani e irakeni. Lui ha scelto di portarsi dietro dodici siriani: Hasan e Nour, due ingegneri, con il figlio di due anni, Ramy e Suhila, lui insegnate lei sarta, Osama e Wafa con i due figli. Tutti dei dintorni di Damasco, scappati in cerca di sopravvivenza dopo il bombardamento delle loro case. Tre famiglie musulmane. “Loro avevano bisogno di aiuto. A noi spetta l’accoglienza, alla politica l’integrazione”.
“C’era da piangere”. All’Europa ora il compito di trovare risposte al fenomeno delle migrazioni. Ma “facendo leva – come ha scritto in un messaggio il presidente Mattarella al Pontefice – sui valori e principi che sono alla base della convivenza umana e della costruzione europea”. Nessun recinto, dunque, nessuna barriera. Nessun muro.

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