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ROMA – Stavolta la “gomma del Ponte” più prestigioso di New York, il famoso Ponte di Brooklyn, è rimasta effettivamente incastrata tra le migliaia di manifestanti del movimento Occupy Wall Street che da diverse settimane hanno deciso di rompere il lungo sonno, che ormai da diversi decenni aveva preso possesso del cuore, del corpo e della testa della gioventù nord americana.

Incredibile ma vero: 770 manifestanti fermati sul Ponte di Brooklyn e la stampa italiana che continua a riempire le sue pagine di “Amanda che lascia l’Italia” o del miliardario Totti che litiga con l’allenatore Luis Enrique? Se fossero stati i soliti 770 o più migranti sbarcati a Lampedusa sicuramente avrebbero avuto ben altro spazio e risalto, ma sempre in funzione xenofoba e di caccia al barbaro invasore.

Eppure è vero e si può dire: “eppur si muove”. Nel cuore dell’Impero, la protesta ininterrotta del movimento è inoltre proseguita con un massiccio presidio nello Zuccotti Park, nel distretto finanziario di Manhattan. Al grido di “non ce ne staremo in silenzio e non ci faremo intimidire” sono stati chiamati alla mobilitazione ampi settori sociali: disoccupati, studenti, insegnanti, organizzazioni sindacali, famiglie, gente comune che si dice stanca del dominio incontrastato della finanza. E’ qualcosa di insperato e di importante anche per noi qui nella vecchia Europa, dove la mobilitazione lanciata nei mesi scorsi è cresciuta giorno dopo giorno, prefigurando un 15 ottobre di lotta e di piazza a carattere europeo che non si realizzava dai tempi della mobilitazione mondiale “NOT IN MY NAME” contro la seconda guerra in Iraq. Roma sarà pronta ad accogliere un’imponente manifestazione che con voci diverse e plurali riaffermi la netta opposizione ad una Europa ormai sempre più piegata ai dettati imposti dalla BCE e con i suoi governi spudoratamente al servizio delle Banche, della speculazione finanziaria e delle agenzie di rating.

No, in questa Europa non si può continuare a vivere in maniera impotente, così come facevano “quelli che si lasciano piovere addosso”, avendo perso ogni voglia di rialzare ancora la testa. O rintronati da una schifosa non cultura che, propostaci soprattutto tramite video per oltre 30 anni, ha pesantemente avvelenato le falde acquifere delle coscienze di buona parte degli italiani. Il 15 ottobre a Roma rialzeremo le nostre teste, come cittadini dell’Europa che vogliamo. E non di quella dal profilo spettrale che vogliono imporci, anche a rischio di provocare una ennesima guerra. La storia, purtroppo, è piena di drammatiche analogie che debbono motivarci a lottare con maggiore lena; ricordando che si può uscire da questa melma solo andando verso una società totalmente diversa e non appena “ritoccata” dalla ennesima replica teatrale intitolata “alternanza di governo”. Non ci serve e non ci sono davvero più le condizioni per farsi abbracciare, cosa questa peraltro non scontata, dai tre dell’Ave Maria: PD, IDV e SEL.

Abbiamo bisogno di stare in questo nuovo movimento, già sapendo che, oltre al vecchio ritornello “battere le destre e cacciare Berlusconi”, serve indicare una strada diversa alle compagne e ai compagni, soprattutto alla tantissima gente che troppo spesso chiamiamo “la nostra classe di riferimento” o “il popolo di sinistra” ma guardandolo con una evidente distanza, conseguenza di troppi anni passati nei salotti o nelle camerette adiacenti le cosiddette stanze dei bottoni. Stavolta serve usare e soprattutto praticare cose credibili: dissentire concretamente da ogni forma liberista, rifiutare la privatizzazione dei servizi pubblici e soprattutto rifiutare una volta per tutte  la guerra! Se vogliamo dare il nostro importante contributo come comunisti e comuniste a quel meraviglioso “People of Europe, Rise Up!” apparso per la prima volta sul Partenone proprio grazie all’iniziativa dei comunisti greci.

Dovremo ritrovare le parole e le pratiche giuste per ritornare a entrare in sintonia con la vecchietta che ci guardava discutere nel cortile delle case popolari al Quarticciolo o con gli studenti che da troppi anni, bene che va, vedono i comunisti come roba del passato: roba vecchia. E allora, cominciamo fin da ora a porci la domanda seguente: Il 15 ottobre la gente d’Europa si solleverà contro l’Europa delle banche e della speculazione finanziaria. E poi?

Poi dovremo avere delle proposte chiare e facilmente fruibili, ma non solo per decidere se alle elezioni a Roma si va da soli contro tutti oppure se si bussa alla porta dei tre dell’Ave Maria per chiedere un po’ di ospitalità; se è possibile avviare nella città e nei municipi un percorso nuovo che non si debba fermare davanti alla solita stanza dei bottoni che decide chi mettere là e chi trombare. Se riusciamo a fare nostra quella piattaforma che dice di non pagare il debito, perché non siamo noi ad averlo causato;  di riconvertire i miliardi di euro per le spese militari a favore dell’istruzione, della scuola pubblica, della ricerca e dell’assistenza alla persona; di stoppare la svendita dei nostri Beni Comuni, attuando quello che appena 3 mesi fa ben 27 milioni di uomini e donne hanno deciso con i referendum; di ridare dignità alla democrazia e quindi alla politica in Italia con il ripristino di una legge elettorale proporzionale. Anche di tutto questo dovremo parlare in questi giorni come dopo il 19 ottobre, altrimenti la grande potenzialità e ricchezza di questa manifestazione si trasformerà il giorno seguente e per l’ennesima volta in semplici “lacrime nella pioggia”. Rise Up!

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