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ROMA – A Palazzo Grazioli riunione notturna dei vertici del Pdl, che a quanto sembra ha le ore contate per riconfermare la tanto agognata maggioranza. Silvio Berlusconi, Angelino Alfano, Gianni Letta e Denis Verdini avranno sicuramente riflettuto a lungo.

Non certo sull’orlo del baratro in cui si trova il paese, visto che per il premier la crisi non esiste, ma piuttosto per mantenere saldo quel poco che resta di un partito sulla via della disgregazione.  Insomma siamo alle strette? Pare proprio di sì, tanto che tra le fila del centro destra si sono presi 72 ore per risaldare la maggioranza. Tuttavia non mancano anche i segnali di rabbia tra gli stessi fedelissimi, che probabilmente non credono più al loro leader e alla situazione divenuta insostenibile. Insomma ognuno tenta con ogni mezzo di guardarsi intorno per trovare uno spiraglio di speranza, che non c’è. Così Berlusconi incassa un vero e proprio ultimatum che indica inequivocabilmente quanto sia vicina la fine di questa legislatura.  Nonostante tutto l’unico ad andare avanti è ancora lui, il presidente del Consiglio che ribadisce ad oltranza la volontà di volere proseguire il suo cammino istituzionale. E non mancano le rassicurazioni del premier che – si vocifera – ha deciso di parlare con tutti gli scontenti del suo partito facendo un’opera di convincimento per raggiungere in Parlamento quota 316, ovvero i voti  per riconfermare la risicata fiducia alò suo governo.

Intanto il ministro della Semplificazione Roberto Calderoli, preoccupato per la tenuta dell’ìEsecutivo,  punta il dito contro i democristiani di oggi, ovvero i centristi, per i  quali  Paniz ha lasciato il partito di Berlusconi.
“Li voglio vedere questi che in aula la prossima settimana sfiduciano Berlusconi” dice in un’intervista rilasciata a  La Stampa. E poi il leghista aggiunge: “La crisi  è pesantissima. È in discussione tutto: il lavoro, gli stipendi, le pensioni. Per questo propongo: sistemiamo la crisi, variamo le misure per superare l’emergenza, mettiamo a posto i conti, e poi andiamo a votare”. Niente dimissioni del Cavaliere, dunque: in un sistema bipolare “chi vince governa, chi non ottiene il consenso sta all’opposizione. Un governo di larghe intese, invece -sottolinea Calderoli- sarebbe un tradimento della volontà popolare”.

Nel frattempo continuano le polemiche sulle affermazioni del premier riguardo la crisi. Altro che ristoranti pieni in un’Italia benestante. Belrusconi, lo credono in molti, dovrebbe farsi un giro per le città del Paese. Dovrebbe parlare con le persone, che spesso per una questione di vergogna non volgiono ammettere neppure a loro stessi in quale condizione versano. La crisi c’è e si vede, almeno per chi non ha perso il contatto con la realtà.

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