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ATENE – In Grecia si terranno elezioni anticipate dopo la ratifica dell’accordo europeo per gli aiuti economici. La conferma da parte delle fonti ufficiali è arrivata solo in serata a conclusione della soluzione alla grave crisi politica della Grecia, dopo una giornata di riunioni, appelli alla responsabilità e febbrili consultazioni.

Dopo un’ora di colloquio con il presidente della Repubblica, Karolos Papoulias, il premier socialista Georgos Papandreou ed il leader del principale partito di opposizione di centrodestra (Nia Dimocratia), Antonis Samaras, hanno raggiunto l’accordo per la formazione di un governo di unità nazionale. Domani, su invito del capo dello Stato, i due si incontreranno di nuovo per decidere il nome del premier del nuovo esecutivo, che – è certo – non sarà quello di Papandreou: a circolare con sempre più insistenza è invece il nome di Lucas Papadimos, ex vice presidente della Bce vicino al Pasok, sul quale si sarebbero trovati d’accordo i due leader. Secondo l’intesa raggiunta inoltre, la Grecia andrà ad elezioni anticipate solo dopo la ratifica dell’accordo europeo sul pacchetto di aiuti economici, probabilmente non prima di febbraio-marzo 2012. Esponenti socialisti e di Nia Dimocratia si sono comunque già messi al lavoro – stasera stessa – per decidere i tempi necessari all’attuazione del piano di salvataggio.

Quella vissuta oggi dalla Grecia è stata una vera e propria corsa contro il tempo, dettata dalla necessità di rassicurare i mercati finanziari internazionali prima della riapertura, ma soprattutto in vista della riunione dell’eurogruppo di domani a Bruxelles, in cui Atene intende negoziare il piano di aiuti da 80 miliardi di euro e dove, aveva sottolineato in giornata Papandreou, la Grecia poteva permettersi il lusso di lasciare la sedia vuota. Per provare a sbloccare lo stallo, il premier (reduce da un risicato voto di fiducia in Parlamento solo due giorni fa, dopo aver annunciato e poi ritirato un referendum sulle misure economiche chieste dall’Ue) aveva assicurato in giornata di non essere interessato a guidare la nuova squadra di governo e ribadito più volte di essere pronto alle dimissioni, una volta raggiunta l’intesa per l’unità nazionale. Dal canto suo però, Samaras aveva dichiarato di essere «pronto ad aiutare» il Paese a mandare «un messaggio di stabilità all’esterno e di normalità all’interno», ma solo dopo che il premier avesse presentato le sue dimissioni. Risolutivo è stato alla fine l’incontro trilaterale con il capo dello Stato.

La decisione della Grecia ora pesa come un macigno a livello internazionale per l’Italia che non gode di credibilità e dalla quale l’Europa si attende il medesimo passo indietro. Berlusconi continua ad offendere il sistema Paese sostenendo tesi che non hanno consistenza e mortificando l’intelligenza di quanti,chiedono a gran voce, la fine di questa dittatura mascherata di democrazia.

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