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ROMA – Con 309 voti contrari e 298 favorevoli su 607 votanti, la Camera a scrutinio segreto ha respinto la richiesta di autorizzazione all’arresto nei confronti del deputato del Pdl ed ex sottosegretario all’Economia Nicola Cosentino.

Così il deputato classe 1959,  nato a Casal di Principe e secondo il boss pentito Carmine Schiavone punto di riferimento politico dei Casalesi continuerà ad essere il coordinatore Pdl per la Campania, anche se lo stesso Cosentino ha annunciato le sue intenzioni a dimettersi, purchè siano i vertici di partito a deciderlo.

Insomma le cose non cambiano o comunque non si vogliono cambiare, tant’è che ben 22 deputati non hanno neppure partecipato al voto, quattro dei quali erano in missione, mentre i sei radicali si sono opposti all’arresto pronunciando il loro “no”.

Ancora una volta la giustizia, i magistrati napoletani che hanno indagato escono sconfitti da un epilogo per tanti versi scontato. La Casta Politica  salva ancora   il “collega” di turno per il quale non si potrà procedere penalmente, almeno finchè ricoprirà il suo ruolo istituzionale. Eppure le accuse rivolte a Cosentino non sono proprio all’acqua di rose; partono dal  2008, anno in cui sempre Schiavone parlò di un patto elettorale tra camorra e l’esponente politico, che una volta eletto avrebbe svolto un ruolo decisivo per la “famiglia”.  
E non finisce qui, perchè Cosentino sempre nello stesso periodo  è accusato anche di riciclaggio dei rifiuti tossici nella sua regione. L’anno successivo, esattamente nel novembre del 2009, i Pm chiedono per la prima volta  alla Camera l’autorizzazione a procedere con la custodia cautelare nei confronti del deputato campano. La richiesta è però respinta al mittente.
Ma c’è dell’altro. Il nome di Cosentino, infatti,  spunta nuovamente nel 2010 nell’inchiesta sulla nuova P2, la cricca di faccendieri e politici che lo avrebbero favorito per governare la regione Campania. Ragion per cui il tribunale chiede ancora una volta alla Giunta a procedere l’arresto dell’uomo che potrebbe svolgere il ruolo di referente politico per il clan dei casalesi. La richiesta questa volta è accettata, ma  la Camera oggi si è espressa contrariamente.

La cosa davvero incredibile rimane la gioia espressa dai deputati del Pdl subito dopo aver appreso il risultato della votazione. Baci e abbracci per il loro amico-collega che si dice “vittima di trattamento ingiusto e di un’aggressione politica e in parte giudiziaria”. Poi ringrazia il Parlamento, tranne la Lega che, invece, aveva votato a favore del suo arresto.

Una cosa è certa. La casta si salva il cittadino comune spesso non ha neppure i mezzi per difendersi. Se questa è democrazia.

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