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TORINO – “Liberi tutti”. E’ questa una delle parole d’ordine portate in piazza oggi a Torino da migliaia di persone del movimento NO Tav che sfilano per il centro del capoluogo piemontese. Ad aprire il lungo serpentone uno striscione:  “No Tav, una garanzia per il futuro”.  

In testa al corteo ci sono sei cariole al cui interno sono stati riposte le macerie lasciate sul campo degli scontri avvenuti la scorsa estate tra manifestanti e forze dell’ordine. Mattoni, tronchi e tanti lacrimogeni esplosi  durante quei drammatici momenti per contrastare una popolazione locale che da anni chiede che il patrimonio naturale in cui vive non sia devastato da una grande opera dispendiosa e dannosa: l’alta velocità Torino-Lione. Le macerie sono state scaricate più tardi davanti al palazzo della Regione in piazza Castello, dove era stato allestito un finto cantiere nella piazza protetto da finti militari e delimitato da strisce bianche e rosse con la scritta “sito di interesse strategico nazionale”. Ad accompagnare il gesto simbolico il gruppo dei clown army no tav che hanno improvvisato un variopinto spettacolo.

Indubbio che il pensiero in questa giornata sia rivolto soprattutto a quelle 26 persone che giovedì sono state arrestate. “È un’ottima manifestazione come lo è stata la fiaccolata di giovedì. Chi pensava che il popolo no tav si sarebbe spaventato per gli arresti non ha capito niente. Sono vent’anni che abbiamo messo in conto di poter venire arrestati”, ha detto Alberto. Perino, uno dei leader del movimento. “La manifestazione di oggi era prevista da oltre un mese – ha aggiunto – per riportare a casa loro le macerie che hanno fatto in Valle. Certo dopo quanto è successo giovedì non si può far finta di niente, hanno messo in galera non chi tirava i sassi, ma qualcuno che tirava i sassi per dimostrare che il movimento non è pacifico ma che ci sono infiltrati”. Siamo contro questa operazione di Polizia che è stata chirurgica per cercar di dividere e sminuire il nostro movimento”, ha concluso Alberto Perino, leader storico del Movimento.

Ma la risposta dei No Tav si è fatta sentire anche al di fuori della regione piemontese. A Venezia un gruppo di una cinquantina di manifestanti hanno occupato questo pomeriggio alcuni uffici di Trenitalia nella stazione ferroviaria di Mestre, esponendo striscioni con la scritta “No Tav nè il Val di Susa nè in Veneto”. A rivendicare  l’azione è Michele Valentini del Centro Sociale Rivolta di Marghera. Secondo Valentini, si tratta di una iniziativa di solidarietà nei confronti degli attivisti No Tav arrestati per i fatti in Val di Susa e di protesta contro RFI e il progetto di tracciato che riguarda il Veneto.

Intanto  nel carcere di San Vittore si è avvalso della facoltà di non rispondere Paolo Maurizio Ferrari, l’ex irriducibile delle Brigate Rosse arrestato a Milano nell’inchiesta della Procura di Torino sugli scontri  in Val Susa. Ferrari,   oggi era stato convocato davanti a un giudice del Tribunale del capoluogo lombardo per l’interrogatorio di garanzia. Anche altri due arrestati hanno seguito il suo esempio. I difensori stanno preparando i ricorsi al Tribunale del riesame di Torino. “Dalla lettura dell’ordinanza – spiega l’avvocato Eugenio Losco – si ricava che le contestazioni mosse ai singoli indagati non sono così precise come ha affermato pubblicamente il procuratore Gian Carlo Caselli”.

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