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ROMA – Un evento così straordinario a Roma non si manifestava dal lontano 2 febbraio del 1956, quando la città eterna fu coperta da almeno 20 centimetri di neve. E anche stamattina i romani si sono svegliati  sotto una coltre bianca che varia a seconda della zona dai 30 fino ai 60 centimetri.

Un paesaggio davvero surreale, che ha dato felicità ai più piccini, ma creato non pochi disagi.  Insomma tanto per dirla senza mezzi termini, si è assistito a una Roma impreparata che ha fatto scattare la solita bagarre politica sulle responsabilità per i conseguenti disagi. Il sindaco Gianni Alemanno ha addirittura annunciato di aprire una commissione d’inchiesta contro chi ha diffuso  previsioni metereologiche inesatte, ovvero più rosee rispetto a quanto accaduto. Il dipartimento della protezione Civile, dal canto suo, replica precisando che il primo cittadino di Roma  sapeva benissimo cosa sarebbe successo e quanta neve sarebbe caduta.

Alemanno aveva già sollevato qualche polemica giovedì scorso con l’annuncio della sospensione della didattica nelle scuole per venerdì e sabato.  Non sarebbe stato meglio chiudere definitivamente con un’ordinanza  gli edifici scolastici, invitare i commercianti a non aprire i negozi, avvisare i lavoratori sia pubblici che privati di non recarsi al lavoro – se  impossibilitati a causa del maltempo. Insomma bastava dire non muovetevi da casa  a meno che non vi sia una situazione di emergenza vitale. Invece la maggior parte delle persone hanno optato per  il solito “fai da te”.
Così  moltissimi romani hanno preso d’assalto i supermercati per acquistare le catene da neve, tant’è che in poche ore il prezzo è quasi raddoppiato. Ognuno ha cercato di far fronte alla probabile incapacità gestionale di una città che sarebbe finita ben presto sotto la neve.

Tutti si preparavano al grande evento come fosse una calamità naturale dalla quale sarebbe stato impossibile uscirne. Nel frattempo abbiamo assistito a ingorghi al centro come sul raccordo anulare, dove gli automobilisti sono rimasti paralizzati per ore dentro le loro vetture , a strade bloccate per la caduta di alberi sotto il peso dell’abbondante neve, a pendolari rimasti intrappolati nei treni durante la notte, a passeggeri di un traghetto evacuati dopo che lo scafo su cui viaggiavano si è squarciato durante l’attracco a Civitavecchia, a zone rimaste senza energia elettrica.
Senza parlare dei voli cancellati all’aeroporto di Fiumicino, almeno una cinquantina. Insomma una giornata da dimenticare, dove forse sarebbe stato meglio mettersi l’anima in pace e aspettare.
Ma, si sa, l’attesa non fa parte  nè di questa società frenetica e nemmeno di chi la governa dove tutto deve viaggiare alla velocità della luce, seppur la meta sia sconosciuta.
Intanto, sempre la scorsa notte,  verso l’una le precipitazioni nevose si sono ulteriormente intensificate, ma di camion spargisale non se ne sono visti nemmeno uno. Spazzanevi idem. Almeno nelle strade più importanti, quelle che dovrebbero permettere la mobilità ai mezzi di soccorso. Parliamo di alta velocità, ma non siamo neppure in grado di garantire ai cittadini lo spostamento di poche decine di chilometri. Insomma l’Italia è andata ancora in tilt e poi una volta tirate le somme dei danni e dei disagi inizierà il solito rimpallo delle colpe e, guarda caso, sarà un’impresa titanica trovare eventuali responsabili.

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