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ROMA – “La fine del mondo storto” (Mondadori 2010, p. 168, euro 18) racconta l’apocalisse secondo Mauro Corona.

Il mondo si sveglia, in un freddo inverno e si accorge che il petrolio è finito. Così quelle case costruite senza canne fumarie si trasformano in una  trappola. Muoiono migliaia di persone; improvvisamente ci si rende conto che il superfluo ha dominato per anni la vita. “Vivere” afferma Corona “ è come scolpire, bisogna togliere per vivere veramente”, dunque gli uomini in questo tramonto del mondo storto si rendono conto che possono fare a meno di moltissime cose; si può mangiare senza tavolo e senza sedie, i soldi e l’oro non servono a nulla senza il cibo. Quelle cose che avevano un’enorme valore, davanti alla morte, non sono nulla. La storia, cruda e spietata, ma tuttavia anche piena di speranza, ha avuto una genesi lunga eppure semplice. “Ero stufo di foreste, cuculi e fiorellini, avevo sentito quei professionisti che giudicano questo libro è bello quell’altro no, dire che mi ripetevo. Allora ho pensato di scrivere un libro planetario, in cui ci sono dentro i critici letterari, i critici d’arte e quelli gastronomici. Tutto il mondo è nel mio libro compreso i giornalisti e gli ambientalisti”. 

I ricchi sopravvissuti si accorgono di non poter comprare nulla. L’unica soluzione per salvarsi è recuperare quel passato chiuso nei musei, quel passato fatto di lavori manuali che ormai si stanno estinguendo. Non è casuale che a salvarsi sono i contadini, pastori e boscaioli gli unici che non hanno perso la manualità. Finalmente gli uomini trovano il tempo per vivere, non hanno più bisogno di nulla per essere felici, ma Mauro Corona non ci dà una ricetta della felicità  “La felicità è proprio non averla, c’è chi la trova in una Ferrari nuova, c’è chi la trova in un litro di vino, ma la vita deve essere difficoltosa per apprezzare le piccole cose. Se non hai un soldo per comprarti le scarpe le apprezzi di più. C’è gente sempre insoddisfatta. Stare bene mi dà fastidio, quando sto bene devo ubriacarmi per ripartire da zero. Vedo la vita che scappa via, vedo i miei errori, vedo il rapporto con mia madre e mio padre. Quell’abbandono che ci fu da bambino. Mi viene questa ribellione di buttarmi via e dico no, devo resistere”.

Mauro Corona (Erto, Pordenone 1950) ha seguito fin da bambino il nonno paterno (intagliatore) in giro per i boschi. Nello stesso tempo, il padre lo portava a conoscere tutte le montagne della valle. Dal primo ha ereditato la passione per il legno, diventando uno degli scultori lignei più apprezzati d’Europa. Dal padre gli deriva l’amore per la montagna. Alpinista e arrampicatore fortissimo, Mauro Corona ha aperto trecento nuovi itinerari di roccia sulle Dolomiti d’Oltre-Piave. È autore di Il volo della martora, Le voci del bosco (entrambi tradotti in Germania), Finché il cuculo canta, Gocce di resina, La montagna, Nel legno e nella pietra, Aspro e dolce, L’ombra del bastone, Vajont: quelli del dopo, I fantasmi di pietra, Cani, camosci cuculi (e un corvo), Storia di Neve, Il canto delle manére e della raccolta di fiabe per ragazzi Storie del bosco antico.

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