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Per quattro lunghi anni le persone non compromesse con il turpe scambio fra elettori e partito berlusconiano avevano gridato al vento che il Governo della destra voleva favorire gli evasori, con uno speciale ringraziamento per la fedeltà nel voto. I primi atti del peggiore governo della storia repubblicana abrogarono tutti quei provvedimenti voluti dall’ex vice-ministro Vincenzo Visco, come ad esempio, l’obbligo della tenuta e dell’invio telematico dell’elenco fornitori all’Agenzia delle entrate, con i quali, in modo progressivo, si sarebbe limitata l’area dell’evasione e recuperato gettito per riportare l’Italia nel novero dei Paesi civili.

A chi gli chiedeva conto di un altro provvedimento, con il quale si era nuovamente innalzata la soglia per i pagamenti in contanti addirittura a 12.500 euro, Giulio Tremonti non sapeva che dire: «Ma qui mica siamo in America, dove anche le vecchiette pagano con la carta di credito!». Era una bugia talmente spudorata che soltanto un anno dopo il medesimo ministro pensò di liquidare quaranta euro mensili ai poveri dotandoli, per l’appunto, di una carta di credito.

Ora il governo Monti sta per reintrodurre anche l’obbligo dell’elenco clienti-fornitori, dopo che lo stesso Tremonti si era rimangiato le sue improvvide decisioni del 2008, riabbassando la soglia per i pagamenti in contanti. I cervelloni del Pdl hanno forse compreso che Vincenzo Visco non era un “vampiro” assetato del sangue degli italiani, come lo dipingevano in modo vergognoso negli ultimi mesi di sopravvivenza del governo Prodi, ma un ministro che avrebbe posto i conti pubblici in sicurezza (una sicurezza vera, non quella sbandierata a sproposito da Tremonti) ma soprattutto avrebbe consentito una redistribuzione del carico tributario dal lavoro dipendente al lavoro autonomo, dove risiede la sacca maggior di evasori.

Il bello è che siamo stati costretti a trascorrere quattro anni sentendo i vari Sacconi, Tremonti, Brunetta e Lupi elogiare i loro provvedimenti, finalizzati a rendere meno “ oppressivo” lo Stato, a liberare le meravigliose energie imprenditoriali, come quelle che spingevano i datori di lavoro a far firmare le dimissioni in bianco alle loro giovani segretarie, per metterci una data quando rimanevano incinta. Erano talmente convinti che imprenditori, professionisti e commercianti avessero bisogno di recidere le catene con cui Visco li aveva imprigionati, che li fornirono di ampie possibilità di opzioni fiscali, fra le quali uno scudo per far rientrare i capitali illeciti ma soprattutto un’accentuata flessibilità nel decidere come e quanto pagare di imposte. Ora che la pacchia è finita e il Paese cammina sull’orlo del baratro, forse gli elettori berlusconiani hanno compreso, anche se con fatica, che fra il “vampiro”  Visco e l’incantatore Tremonti hanno fatto la scelta sbagliata. Tragicamente sbagliata.

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