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ROMA – Domani al ministero del Lavoro si svolgerà un incontro tra governo, Fiat e sindacati sulla richiesta avanzata dall’azienda di 8 mesi di cassa integrazione in deroga per i lavoratori di Pomigliano d’Arco.

Una richiesta in contrasto con quanto previsto dall’accordo, sottoscritto a giugno da Cisl e Uil, che prevedeva la Cigs, cassa integrazione straordinaria per 24 mesi (la Cigs per lo stabilimento campano scade il 14 novembre). Una differenza non irrilevante per la Fiom, che oggi ha espresso le sue perplessità in una conferenza stampa a Roma, presenti Giorgio Airaudo, segretario nazionale e responsabile del settore auto, ed Enzo Masini, coordinatore nazionale auto.

“All’articolo 9 di quell’accordo c’è scritto che si sarebbe fatta la cassa integrazione straordinaria per 2 anni. Cassa integrazione di cui la Fiat ha diritto facendo un investimento di oltre 700 milioni” ha ricordato Airaudo, che poi ha aggiunto: “Noi vogliamo capire perché si è cambiata causale. Perché la cassa in deroga che la Fiat chiede per 8 mesi è uno strumento assolutamente eccezionale”. La cassa in deroga è strumento impiegato in “situazioni davvero gravi, come quelle denunciate da Bertone e da Pininfarina”. Sempre secondo Airaudo “La Fiat potrebbe avere i soldi dal fondo amministrato dall’Inps, però chiede la cassa in deroga” dunque va ad attingere ad altre risorse pubbliche. E ancora: “Il cambio di causale ci preoccupa perché non vorremmo che venisse sottratta copertura ai lavoratori di Pomigliano”. La Cigs infatti garantirebbe una maggiore sicurezza anche nel caso in cui “Marchionne trovasse delle difficoltà nella realizzazione del suo piano”. Airaudo ha poi paventato la possibilità di una evoluzione in stile Alitalia: “Vorremo che qualcuno non pensasse di costruire una situazione nella quale c’è una bad company che si tiene tutto ciò che la new company non può o non vuole o non sarà in grado di prendere e che la causa di questo cambio di cassa integrazione corrisponda ad una finalità di questo tipo”.
Nel giorno in cui arrivano dati allarmanti per le nuove immatricolazioni Fiat, quasi il 40 per cento in meno ad ottobre, la Fiom prova a scoprire le carte al Lingotto sul futuro di Pomigliano: “La cassa in deroga ha tempi di erogazione più lenti da parte dell’Inps, non consente le anticipazioni aziendali previste per la Cigs – ha sottolineato Masini – Inoltre la Cigs è legata a piani di ristrutturazione, essendo vincolata al mantenimento degli investimenti permette la programmazione della ripresa del lavoro, cosa non prevista dalla cassa in deroga”. Insomma, la cassa straordinaria vincola anche al mantenimento dei livelli occupazionali.

Di diverso avviso gli altri sindacati. Per Roberto di Maulo della Fismic, Pomigliano “al 15 novembre non potrà più utilizzare gli ammortizzatori sociali né ordinari, né straordinari perché li ha utilizzati tutti. Quindi la cassa in deroga è l’unico strumento che può tutelare il reddito dei lavoratori in questa fase e Fismic condivide questa richiesta dell’Azienda”. Sulla stessa lunghezza d’onda Bruno Vitali, della Fim: “La Cig in deroga a Pomigliano consentirà l’avvio della newco – ha spiegato – L’obiezione della Fiom relativa al vincolo rappresentato dalla Cigs viene meno se si considera che gli investimenti saranno conferiti alla Newco Fabbrica Italia di Pomigliano, mentre la cassa in deroga interessa lo stabilimento G.B Vico di Pomigliano. Stiamo studiando qualche escamotage per accelerare i tempi di erogazione dei trattamenti di Cig in deroga”. Sembrano non accorgersi di confermare con queste affermazioni i timori della Fiom: da una lato una nuova azienda che fa gli investimenti e ai quali spetterebbe la Cigs; dall’altro una azienda sull’orlo della chiusura che richiede la Cig in deroga. Una soluzione in stile Alitalia, appunto, con la parte marcia che si accolla debiti ed eventualmente personale in esubero.

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