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POMPEI – “La notizia del crollo della Domus dei Gladiatori è l’ennesimo segnale dell’incuria in cui versa il nostro patrimonio archeologico. Si tratta del frutto avvelenato dei sistematici tagli alle politiche culturali messi in atto dal Governo”, ha affermato Giovanna Melandri del Pd.

Il crollo ha interessato le murature verticali della Schola Armaturarum, ed è avvenuto probabilmente intorno alle 6 di ieri mattina. Erano state ricostruite negli anni Cinquanta ma, si dice, a causa delle piogge degli ultimi giorni non hanno resistito alle infiltrazioni. Il danno di immagine è ancora più grave di quello artistico perché l’Italia appare sempre di più all’estero come la patria dell’ignoranza e delle escort. Il crollo fortunatamente ha interessato le murature verticali ricostruite, mentre potrebbe essersi conservata la parte più bassa, per un’altezza di circa m.1,50. E cioè, la parte che ospita le decorazioni affrescate.

Gli scavi di Pompei versano in un assoluto degrado. Il quotidiano La Repubblica solo l’anno scorso se ne occupò con un’inchiesta balzata sui giornali internazionali. La città romana è priva di guide, di secchi della spazzatura, fontane e servizi per quei milioni di visitatori che ogni anno attraversano via dell’Abbondanza. Non c’è una sorveglianza adeguata. Tutto potrebbe essere preda di un possibile bottino per ladri di resti storici. I cedimenti avvengono tutti i giorni. Quello della Domus dei Gladiatori è soltanto l’ultimo in ordine di tempo. A gennaio c’è stato un crollo nella casa dei Casti Amanti, poi al Termopolio e a fine settembre un altro incidente nella casa di Giulio Polibio. Insomma gli scavi di Pompei sono delicati e hanno bisogno di continue cure.

Il sindaco di Pompei, Claudio D’Alessio, ha dichiarato che il crollo era inevitabile perché la domus era da anni in attesa di essere restaurata. “Quello che è accaduto ha lasciato l’intera cittadinanza esterrefatta la casa era piuttosto grande ed era di grande valore. Il crollo ci lascia con l’amaro in bocca e ci spinge e ribadire che il più grande museo all’aperto del mondo necessita di attenzioni e cure maggiori”. Il Presidente Napolitano ha chiesto spiegazioni: “Quello che è accaduto a Pompei dobbiamo sentirlo tutti come una vergogna per l’Italia. Chi ha da dare delle spiegazioni non si sottragga al dovere di darle al più presto. E senza ipocrisie”.

Nel 2008 gli scavi sono stati commissariati, la Protezione Civile ne ha gestito l’urgenza fino a giugno 2010, poi la nomina di un nuovo commissario è stata un percorso ad ostacoli senza vincitori. Per ora c’è un reggente provvisorio, si chiama Jeanette Papadopoulos, ed è stata nominata dal ministro Bondi dopo che la Procura di Salerno stava indagando sul designato Angelo Maria Ardovino. Il commissariamento ha fatto emergere un altro filone di inchiesta, quello dei fondi spesi per i servizi e non per la messa in sicurezza. “Dei 79 milioni di budget, quasi 40 vengono spesi in attività di servizio che poco hanno a che fare con la messa in sicurezza. Lievita, per esempio, la spesa in comunicazione” ha commentato Gianfranco Cerasoli, sindacalista Uil e membro del Consiglio superiore dei Beni culturali.

Per la Confederazione Italiana degli Archeologi è il momento di finirla con questi continui commissariamenti. Avanzano una richiesta di interventi urgenti al ministro Bondi “per verificare lo stato di sicurezza in cui versano gli scavi di Pompei e perché faccia un’analisi seria e trasparente dei lavori svolti e dei risultati ottenuti dalla struttura commissariale”. Il ministro del Tesoro, Giulio Tremonti, è sotto accusa da tutti gli schieramenti, e anche da alleati del suo stesso partito. È di pochi giorni fa il ricordo dello scontro con la Prestigiacomo. Il Ministro dell’Ambiente aveva chiesto di sapere che fine avesse fatto quel miliardo stanziato dal Cipe un anno fa per il dissesto idrogeologico. Denaro che “non posso utilizzare di fronte alle continue emergenze” aveva sostenuto. La richiesta provocò la furia di Tremonti che le impose delle scuse. Scuse più o meno arrivate ma che trapelano il clima di ostilità esistente nel Pdl.

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